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Giorgia Meloni vince il braccio di ferro: "Patentino antifascista, attento approfondimento"

di Roberto Tortora lunedì 15 giugno 2026

2' di lettura

Doveva essere una semplice novità regolamentare per l’edizione 2026 di “Più libri più liberi”, la fiera nazionale della piccola e media editoria in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre. Si è trasformata invece in un caso politico nazionale, dopo l’intervento di Giorgia Meloni che ha puntato il dito contro l’obbligo per gli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai “valori antifascisti” per poter partecipare alla manifestazione.

La premier non ha usato mezzi termini. In un messaggio pubblicato sui social ha denunciato quello che ha definito un vero e proprio “patentino antifascista”. “È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono”. E ancora: “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra”. Fino all'affondo conclusivo: “Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”.

Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito e costretto gli organizzatori a una riflessione. Dalla Fiera è arrivata una replica nella quale si sostiene che la scelta “non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera”.

Giorgia Meloni e il "patentino antifascista": "Si chiama censura", e Conte impazzisce

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Tuttavia, proprio l’intervento della presidente del Consiglio ha prodotto un effetto inatteso. Gli organizzatori hanno infatti ammesso che “l’intervento della Presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale”. E così, il bavaglio rosso sulla cultura potrebbe sciogliersi come un ghiacciolo al sole.

A sostenere la posizione del governo è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha accolto “con favore e ottimismo” la decisione di riesaminare la questione, definendo “centrate” le osservazioni di Meloni. Una frenata che molti, nel centrodestra, leggono già come una sostanziale retromarcia sul contestato patentino antifascista.

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