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Ira Renzi su M5S: con la foto in osteria non si vince

di Elisa Calessi martedì 23 giugno 2026

3' di lettura

Bilancio delle elezioni amministrative e ripartenza. A cominciare dall’organizzazione delle iniziative di piazza, per costruire il programma, annunciate per l’8 e il 15 luglio. Eventi che vedranno insieme, per ora, solo il nocciolo di sinistra-sinistra (Pd, M5S, Avs), quello che, ieri, Francesco Boccia, capogruppo al Senato e tra i più stretti consiglieri di Elly Schlein, ha definito «un blocco politico», anche se «assolutamente aperto alle alleanze».

E poi un punto sugli addii di queste settimane (Pina Picierno), con la rassicurazione che il Pd è plurale e aperto. Sarà questo, dunque, il menù della direzione nazionale del Pd che la segretaria ha convocato per oggi alle 13. Al Nazareno ci si aspetta una direzione «tranquilla», senza particolari colpi di scena. Anche la durata dovrebbe essere inferiore al solito. L’obiettivo è fare il punto dopo i due turni di amministrative, ma anche cominciare a definire il percorso da qui alle Politiche. Un sentiero dove le incognite sono ancora tante, a cominciare dall’assetto della coalizione. Ci sarà una quarta gamba centrista o più gambe centriste? E guidate da chi? E chi sarà il candidato premier? Come si sceglierà?

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Con le primarie? Ma allora vanno organizzate e in fretta. Per rispondere a queste domande intanto bisogna capire quando si voterà. E con che legge elettorale, se l’attuale o la nuova messa a punto dal centrodestra. Un dettaglio non da poco, perché ad esso è legato anche la scelta del metodo su come decidere il candidato premier. Perché se la nuova legge elettorale non andasse in porto, nel Pd restano convinti che convenga procedere ciascuno con il suo leader. Altrimenti, va scelto.

Ma non è escluso un nome, ha detto ieri Boccia intervistato dal direttore di AdnKronos, che potrebbe persino essere «unitario» (finora nessuno aveva accennato a questa ipotesi). Altrimenti si faranno le primarie, che sono «uno strumento di grande partecipazione democratica, un’opzione per unire ancora di più la coalizione e allargarla». Ma con un avvertimento: «Se le primarie servono ad allargare la coalizione per coinvolgere altri partecipanti e unirla ancora di più ha senso farle». Diversamente, se finiscono per essere solo una guerra che contribuisce solo a dividere, meglio non farle. «Questo lo decideranno i partiti quando capiremo qual è la data del voto». Parole che confermano le perplessità che ancora ci sono nel Pd rispetto alle primarie e le tante opzioni sul tavolo. L’altra incognita è il centro del centrosinistra, ancora diviso in troppi rivoli e su cui in tanti - da fuori - cercano di mettere le mani. Rispetto a questo capitolo, decisivo per provare a superare il centrodestra, Matteo Renzi, ieri nella sua e-news, è stato durissimo nei confronti di chi, da fuori, prova a organizzare il centro (Goffredo Bettini) o a sostenerlo per avere poi un sostegno in cambio alle primarie (Giuseppe Conte). «Hanno paura del ruolo che possiamo giocare e dunque spuntano formazioni politiche centriste una a settimana», ha scritto il leader di Italia Viva.

«E qualcuno, da sinistra, pretende di decidere chi e come debba guidare i riformisti. Suggerisco a tutti di non perdere nemmeno un minuto dietro a questo chiacchiericcio: noi saremo sulla scheda elettorale e ci saremo con un posizionamento netto di opposizione alla Meloni e di appartenenza al centrosinistra. Saremo presenti alle primarie, comunque, con un nostro candidato al primo turno». E ancora: «Saremo presenti alle secondarie, comunque, con una nostra lista di centrosinistra. Siamo pronti a lavorare con tutti e faremo di tutto per ampliare e per essere inclusivi. Ma non accetteremo che siano persone iscritte ai partiti di sinistra-sinistra a decidere su chi e come deve organizzare il centro». Se poi qualcuno «vorrà mettere il veto su di noi dovrà dirlo e spiegarlo ai cittadini». In caso di sconfitta «chi avrà diviso il centrosinistra sarà rincorso con i forconi dal popolo».

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