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Ilaria Salis arringa gli albanesi: la sinistra da esportazione

L’eurodeputata è sbarcata in Albania e ha fomentato la folla che protesta da maggio contro Edi Rama. Ma alla fine ha fatto un discorso identitario, evidenziando le sue contraddizioni
di Lorenzo Cafarchio martedì 30 giugno 2026

2' di lettura

È suonato il campanello della rivoluzione e Ilaria Salis ha spiccato il volo per atterrare direttamente in Albania. In strada ci sono quelli della rivoluzione dei fenicotteri, operativi da fine maggio, e il richiamo è stato troppo ghiotto per nostra signora dell’antifascismo Ilaria Salis. «Ciao Tirana» esordisce così in piedi su una scaletta. Cellulare in mano e microfono nell’altra. Qui, asserisce, c’è «l’Europa migliore non a Bruxelles». Gli albanesi devono poter «decidere il proprio futuro». Ma soprattutto «l’isola di Sazan e la laguna di Narta» devono rimanere aree protette e non «un parco giochi per ricchi».

Ma perché c’è tutta quella gente in strada? Perché i nostri feed social sono invasi da video, foto e momenti di tensione che arrivano dalla terra di Albania? Nell’ultimo mese le proteste sono scoppiate per via del progetto di costruzione di un resort di super lusso ideato dalla società di Jared Kushner, ovvero il marito di Ivanka Trump nonché genero di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America. E gli albanesi non l’hanno presa particolarmente bene, per usare un eufemismo. A inizio giugno in oltre 100mila hanno chiesto le dimissioni e l’arresto di Edi Rama. «I manifestanti criticavano i lavori per la costruzione di un complesso turistico da 10mila posti letto sull’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico: avrebbe occupato vari chilometri quadrati dell’area protetta di Vjosa-Narta, una zona costiera che ospita siti di nidificazione delle tartarughe marine, ma anche foche e fenicotteri», racconta il Post. Ecco da dove sorge, quindi, il nome della rivoluzione.

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Così poteva mancare Ilaria Salis? Eccola lì, in prima linea, che arringa la folla dicendogli «state facendo la storia» e che la «strada» intrapresa è fatta di «coraggio e di azione collettiva». Non abbiamo registrato dichiarazioni sul dittatore comunista Enver Hoxha colui che vietò persino la religione in Albania e che entrò in rotta di collisione con, quasi, tutti i regimi rossi della seconda metà del ’900. Sintonie ideologiche con la Salis ne abbiamo. «Dinamiche simili - ha aggiunto l’eurodeputata di Avs - le vediamo in tutta Europa, e in tutto il mondo. Per questo ciò che state facendo qui oggi è così importante. L’Albania non è in vendita. L’Europa non è in vendita. Il mondo non è in vendita. I diritti delle persone e i diritti della natura devono venire prima del denaro, dell’imperialismo, del colonialismo e del potere dei ricchi». Brava, bravissima, applausi per un discorso perfettamente populista. L’antifascismo che richiama l’identità, il vero mondo al contrario targato Salis. 

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