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Il sondaggio sull'immigrazione fa saltare in aria il Partito democratico

di Daniela Mastromattei domenica 5 luglio 2026

3' di lettura

Nella stessa giornata, due Italie che parlano lingue diverse: da una parte il Papa a Lampedusa, dall’altra un sondaggio che fotografa cosa pensano davvero gli italiani di migranti e accoglienza. Ieri, mentre a Pantelleria si presentavano i dati Euromedia Research per la rassegna “Mediterraneo d’Autore”, Leone XIV atterrava sull’isola dei record di sbarchi per la sua prima visita pastorale da pontefice, guarda caso proprio nel giorno in cui Donald Trump festeggiava l’Independence Day.

Fiori sulle tombe dei migranti, sosta alla Porta d’Europa, messa allo stadio davanti a quattromila persone. E poi l’appello, quello vero, quello che i titoli dei giornali amici hanno già incorniciato: l’Europa possiede un potenziale unico e una «pari responsabilità» verso chi arriva dal mare. Parole nobili, per carità. Ma che suonano stonate se lette insieme ai numeri che gli italiani hanno consegnato ai sondaggisti solo pochi giorni fa.

Infatti la ricerca, diretta da Alessandra Ghisleri e realizzata tra il 26 e il 29 giugno su un campione di 800 italiani maggiorenni, è un secchio d’acqua gelida sulla narrazione dell’accoglienza senza se e senza ma. Il 57% degli intervistati giudica prevalentemente negativo l’impatto dei flussi migratori sulle coste italiane, contro appena il 14% che lo considera positivo. E soprattutto: il 73% condivide l’idea che chi non ha i requisiti legali per stare in Italia debba essere rimpatriato.

Non un sondaggio commissionato da questo o quel partito, sia chiaro: un dato «trasversale agli schieramenti politici», come lo definisce la stessa Ghisleri, che sottolinea come anche «una parte significativa dell’elettorato di centrosinistra» la pensi così. Insomma anche i compagni si sono finalmente accorti che l’immigrazione senza regole non offre alcun futuro a chi sbarca clandestinamente sulle nostre coste e le città italiane da Nord a Sud non sono più sicure, perché spesso sono proprio loro a delinquere.

Un dettaglio che dovrebbe far riflettere chi, dall’altare o dal pulpito mediatico, continua a raccontare la favola che l’unica posizione moralmente accettabile sia quella dei porti aperti. Gli italiani, spiega ancora Ghisleri, la vera priorità la vedono altrove: «Sommando flussi migratori, conflitti e instabilità politica emerge chiaramente che la vera preoccupazione degli italiani riguarda la sicurezza complessiva dell’area mediterranea e mediorientale», non l’ospitalità a prescindere.

La percezione del Mediterraneo che non è più soltanto un luogo immaginario, ma il centro delle paure, delle speranze e del futuro degli italiani - è strettamente collegata agli interessi nazionali. Quasi otto italiani su 10 (79,9%) ritengono che la stabilità dell’area influenzi direttamente sicurezza e benessere economico del Paese. La priorità numero uno indicata resta il maggiore controllo delle frontiere, al 32,6%, davanti a qualunque altra opzione.

Sia chiaro: nessuno mette in discussione il ruolo pastorale di un pontefice che va a pregare sulle tombe di chi sfortunatamente è morto in mare, gesto umano e cristiano che merita rispetto a prescindere dal colore politico di chi guarda. Tuttavia, l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, lo dice senza giri di parole: il viaggio del Papa sull’isola è una risposta al dibattito sulla «remigrazione». Che sposta il discorso dal piano spirituale a quello squisitamente politico, proprio nei giorni in cui il governo italiano prova a tenere la barra dritta sui rimpatri che, repetita iuvant, la maggioranza silenziosa del Paese continua a chiedere a gran voce.

Ma la sensazione, leggendo i numeri di Pantelleria e guardando le immagini di Lampedusa nello stesso giorno, è che ci siano due Italie che si parlano a distanza: quella che sale sul palco a lanciare appelli universali, e quella che, sondaggio alla mano, chiede regole, rimpatri e frontiere presidiate. Alla politica – ricordava ieri Myrta Merlino presentando la ricerca – il compito di «raccontare» questi temi con profondità. Servirebbe lo stesso sforzo anche a chi, dal pulpito, pretende di dettare la linea a governi eletti democraticamente.

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