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Giuseppe Conte senza vergogna: non si dimette ma vuole la data dell'audizione

di Massimo Sanvito martedì 7 luglio 2026

4' di lettura

Dire che siamo al tragicomico è dire poco. Ci sarebbe da ridere se non ci fossero di mezzo un miliardo e 250 milioni di euro spesi per mascherine farlocche, maxi-commissioni a personaggi legati alla sinistra, rapporti opachi con faccendieri vari, scudi erariali, dosi di vaccino sovrastimate. Però, purtroppo per noi, è così.

E in tutto ciò Giuseppe Conte, il “premier del Covid”, continua a tergiversare: vorrebbe spiegare tutto, dice, ma non fa l’unica cosa che deve fare, ovvero dimettersi da membro della Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza in modo da essere ascoltato.

Il leader del Movimento 5 Stelle, ieri, ha vergato e inviato un’altra lettera al presidente dell’organo parlamentare, Marco Lisei di Fratelli d’Italia, e ai presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per ribadire che si dimetterà solo quando sarà concordata una data per la sua audizione, facendo nuovamente finta di non sapere che finché non molla la poltrona è formalmente impossibile convocarlo in aula in veste di testimone. «È evidente che non hanno nessun interesse ad ascoltarmi, e hanno strumentalizzato una commissione, hanno costruito un plotone di esecuzione per finalità politiche. La verità è che non troveranno mai nulla, io non ho paura. Questi sono dei finti patrioti, durante il Covid io me li ricordo bene, molti italiani lo ricordano. Sono stati disertori quando c’era da impegnarsi con le forze sane del Paese per salvarlo. Oggi pensano di fare i leoni, sono finti leoni», ha poi ruggito Giuseppi a Sky Tg24, colui che ha partecipato solo al 5 per cento delle sedute della commissione di cui ha voluto far parte a tutti i costi. Nervoso, livoroso, agitato. Del resto, sa che su questa partita si sta giocando parecchio a livello elettorale.

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LA RISPOSTA

Oggi arriverà la risposta di Lisei, addirittura minacciato dal leader pentastellato («la invito ad astenersi dal fornire alla stampa false informazioni sul mio conto»), e come già anticipato da Libero sarà settembre il mese buono per l’audizione di Conte. Prima di lui toccherà a Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera e anche membro della commissione d’inchiesta, che a differenza del capo dei Cinquestelle si è già dimesso proprio per permettere la sua convocazione in aula. «Giuseppe Conte non smette di stupire, ancora non si è dimesso e pretende che sia fissata la sua audizione, lamentandosi che la mia, che peraltro mi sono dimesso, è già stata fissata.

Gli do un consiglio. Si dimetta e si mette in fila e come tutte le persone normali senza privilegi, verrà chiamato per l’audizione. Se invece pensa di essere il marchese del Grillo, anzi il Conte del Grillo, ha sbagliato e non ha capito con chi a che fare», spiega proprio Galeazzo Bignami.

«Non funziona così, le istituzioni sono luoghi dove vigono equilibrio e regole precise. Dovrebbe portare rispetto per gli altri auditi che sono già stati convocati prima che lui decidesse di accettare di spiegare agli italiani quanto avvenuto durante la pandemia. Per altro attendiamo ancora che si dimetta da componente della commissione, condizione preliminare affinché possa essere convocato dalla presidenza in audizione. Evidentemente lui e il suo Movimento - quando governano loro, s’intende - sono per il partito unico stile Pechino», attacca anche Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid.

«Ma Conte conosce il regolamento parlamentare? Per lui la vita è uno show, ma la politica, quella vera e seria, è ben altro, consiste nel prendersi le responsabilità delle proprie scelte, sia nel momento in cui si compiono sia successivamente. Conte, noi di Fratelli d’Italia e tutti i cittadini italiani vogliamo audirti, ma prima sono indispensabili le tue dimissioni», rincara la dose Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fdi e componente della stessa commissione.

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SOCCORSO ROSSO

In soccorso di Giuseppi, oltre ai suoi deputati, sta pian piano arrivando anche il Partito democratico, che finora si è mosso con molta cautela, temendo il boomerang elettorale. «La bicamerale Covid è diventata un plotone di esecuzione di un altro governo. Siamo preoccupati perché la destra sta dimostrando ancora una volta di essere concentrata sulla necessità di conservare il potere e invece non si occupa di salari, di sanità e dei problemi degli italiani», ha arringato Francesco Boccia, capogruppo dem in Senato.

Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo piddina in Commissione Affari sociali, ha invece deciso di mischiare le mele con le pere: «Cento milioni agli amici agli amici (il contenzioso risolto con l’azieda Jc Electronics causato dalle inadempienze dell’allora governo giallorosso, ndr), ma novanta milioni per li psicologo di base restano un miraggio. È la fotografia di un metodo di governo: per ciò che serve al Paese le risorse non si trovano mai; per gli amici, si trovano sempre, e in fretta». Il gioco delle tre carte prosegue. Conte non ha intenzione di lasciare il banco...

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