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Il Giuseppe Conte putinista devasta il campo largo

A sinistra scoppia la rissa per le sparate del leader M5s. Calenda attacca mezzo Pd e sfotte Magi, che ricambia. Gli ex dem contro Schlein. Bonelli sta con il M5s, come il generale Vannacci
di Alessandro Gonzato venerdì 10 luglio 2026

3' di lettura

Altro che “Alleanza per la Costituzione e la democrazia”, come Conte vuole chiamare la coalizione di centrosinistra (l’acronimo peraltro si pronuncerebbe “acidi”): il nome giusto è “M5S per il Cremlino”. Progetto folle, certo, e non per la fuoriuscita dall’alleanza. Ma almeno per una volta Conte sarebbe coerente e non avrebbe metà alleati contro.

A Napoli, dove in una piazza del Gesù semideserta i leader progressisti si sono trovati per confermare che si detestano, Giuseppe ha strillato che «stanno costruendo una minaccia russa per giustificare che andiamo alla guerra. Non andremo a buttare soldi per compiacere Trump», ha continuato mentre tra lo sparuto pubblico c’era il parapiglia, attivisti di Potere al Popolo contro altri attivisti alcuni con la bandiera della Palestina, scontro fra titani in cui dal palco s’è inserito Bonelli che s’è preso a sua volta una raffica di pernacchie, va detto ben incassate.

Ieri mattina, cioè l’indomani, Carlo Calenda, su X, ha scatenato l’inferno: «Ma vi rendete conto che Conte dice testualmente da un palco dell’alleanza di sinistra “stanno costruendo apposta una minaccia russa”! Mentre i russi bombardano tutti i giorni l’Ucraina.

Nel silenzio di Elly Schlein. Ma va tutto bene per voi», e Calenda “tagga”, ossia cita i dem Gentiloni, Malpezzi, Sensi, Gori, Delrio, Guerini e Quartapelle. Il capo di Azione prosegue: «Quanto ancora ritenete di poter tacere su questo scempio del vostro principale alleato?». Tra gli alleati è tutti contro tutti.

“VAFFA” COLLETTIVO

Sensi risponde: «Talmente non ho taciuto che l’ho detto subito e lo dico ogni volta. E, se posso, senza il privilegio di essere fuori dalla costruzione di questa coalizione. Lo faccio dal primo giorno, non so gli altri». Controreplica di Calenda. «Tu lo chiami “privilegio”, Filippo, io coraggio e coerenza. Facile essere al calduccio in uno dei due poli, difendendo l’Ucraina a parole ma favorendo l’andata al governo dei peggiori filoputiniani». Di nuovo Sensi: «Non penso che puoi darmi lezioni di coerenza. Tanto più sull’Ucraina. Ti rispetto, rispettami. Evita queste sceneggiate».

È il turno di Pina Picierno, una delle vicepresidenti del parlamento Ue, la quale ha appena lasciato il Pd. Picierno pubblica l’intervento di Conte e twitta: «Oggi grande spazio al flop della manifestazione, di cui mi interessa poco. Mi interessa molto di più la mancanza di indignazione rispetto alle parole molto pericolose di Conte. Non è una sorpresa il suo putinismo, ma è una assoluta novità il fatto che queste affermazioni vengano fatte da un palco ufficiale del campo largo senza che questo generi una presa di distanza degli altri leader presenti». Tuona anche Gori: «Sulle parole di Conte non possiamo far finta di niente. Come si concilia la nostra posizione con la sua?». Conte, a “In Onda” (La7), balbetta: «Gori ha frainteso. Io da subito mi sono schierato con l’Ucraina...».

Ecco il Bonelli, che invece giustifica Conte: «È incredibile che si sia sollevata una polemica, perché oggi al di là di Putin che rappresenta un problema perché ha determinato un’invasione criminale, so che Conte dà lo stesso giudizio che do io». Cioè? «Se ci schieriamo dalla parte del riarmo significa che siamo disponibili ancora oggi a dire sì alla follia del 5% del Pil per le spese in armamenti». Avverta mezzo Pd.

Gustosa pure la rissa social tra Calenda e Riccardo Magi, il leader di +Europa, partito escluso dall’Europa per mancanza di voti. Il Magi è furibondo: «Buongiorno fenomeno! Tu dovresti raccogliere le firme per presentarti alle elezioni, hai inciuciato col cdx per l’esenzione...». Calenda gli aveva scritto: «Poche persone in piazza, contestazioni di tutti i generi, e Magi imbucato sotto il palco per far vedere che esiste...». Magi non ci sta. Calenda affonda il colpo: «Sei stato lì sotto non invitato a parlare, come un questuante». Intanto Conte incassa l’appoggio di Roberto Vannacci: «M55 a Strasburgo ha votato sull’Ucraina come noi? È buon senso, non ci sono stati contatti prima». Che spettacolo! Per favore, ancora. Bis!

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