Ma certo, saniamo tutto, facciamo entrare chiunque a casa nostra, aumentiamo il livello di disperazione. E magari l’esasperazione degli italiani. Abbiamo ancora davanti agli occhi le terribili immagini della tragedia degli operai asiatici carbonizzati in Calabria da altri asiatici; nella mente è fresco il ricordo orrendo del bracciante agricolo cingalese ucciso in provincia di Latina: e il Pd trova la soluzione. Abrogare la Bossi-Fini e una bella sanatoria. Gli applausi se li becca tutti Chiara Gribaudo, deputata dem. In una geniale intervista all’Avvenire, la parlamentare si è esibita sul tema con le solite, vuote e pericolose, parole d’ordine. Anche perché la Bossi Fini hanno dimenticato di cancellarla nei loro tanti e troppi anni di governo.
Il caporalato è certamente un problema reale e grave, ma le proposte della Gribaudo (e del Pd) rischiano di essere la solita cura peggiore del male. Il fenomeno esiste da decenni, ma la “medicina” demagogica non serve a molto. È vero che la Bossi-Fini (2002) lega il permesso al contratto di lavoro effettivo, il che è anche razionale. Poi, nella sua applicazione ha incontrato ostacoli. Ma abrogare tutto senza una sostituzione efficace della norma appare come un salto nel buio.
CLANDESTINITÀ
Ancora peggio con l’altra ideona della Gribaudo, «servirebbe una seria sanatoria per far emergere la clandestinità». Ma certo, come se non ci fossero state già troppe sanatorie in Italia (1986, 1990, 1995, 1998, 2002, 2009, 2012, 2020). E quali sono stati gli effetti tipici dovrebbe saperlo anche l’esponente dem. Emergono quote di irregolari esistenti? Ecco l’effetto richiamo e 1) ricostituzione rapida del bacino di vulnerabili (nuovi arrivi irregolari). 2) Molti regolarizzati finiscono di nuovo in grigio/nero o disoccupazione, con basso impatto duraturo sull’integrazione lavorativa (dati Inps e analisi passate). 3) Non risolvono le radici: stagionalità, burocrazia, controlli. In realtà una nuova sanatoria senza strumenti massicci (più ispettori, pene reali per caporali e datori complici, confische) è un palliativo che premia chi è già dentro illegalmente e segnala “venite, poi sistemiamo”. Rimandiamola a settembre, la lezione non è servita. Anche perché non c’è traccia di autocritica sulle politiche migratorie della sinistra: chi è irregolare e non lavora e commette reati va espulso.
Linguaggio “violento” o no, senza confini gestiti non c’è integrazione possibile. L’umanità non si misura solo con sanatorie, ma con regole rispettate che evitino sfruttamento ex ante. Il Pd (e la sinistra in generale) tende a enfatizzare vittimismo umanitario e regolarizzazioni, sottovalutando incentivi perversi e fallimenti passati dei loro governi. Ma la civiltà si difende con regole efficaci, non solo con appelli morali. O con altre sanatorie per i clandestini nei campi.