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Il Pd parla di libertà di stampa ma lascia l’Unità in fin di vita

Di rosso, oltre alla testata e ai conti, era apparsa la luce di stop dell'editorie Alfredo Romeo. E il Nazareno si disinteressa di una questione dal profondo significato simbolico
di Marco Patricelli mercoledì 8 luglio 2026

3' di lettura

Proletari di tutto il mondo, unitevi, ma solo dopo che vi siete disuniti, e per evitare la figuraccia. Di rosso, oltre alla testata e ai conti, era infatti apparsa la luce di stop dell’editore Alfredo Romeo sull’Unità, il quotidiano del Partito comunista fondato da Antonio Gramsci nel 1924, che nell’anno di disgrazia 2026 pareva affondato dai nipotini del Partito democratico.

Nella casa naturale del giornale che una volta gli attivisti diffondevano in strada la domenica pur di aiutare a finanziare il partito, avevano infatti opposto un secco «niet» d’altri tempi all’offerta di cessione della testata a un prezzo simbolico pur di salvarla dal fallimento. Ma poi qualcuno deve aver acceso anche il lume, se non proprio della ragione, almeno dell’opportunità politica, e ha imposto il rapido dietrofront.

Ma si è visto mai il partito sempre insorgente nel nome della libertà di stampa e dell’informazione, pronto a strapparsi i capelli ogni volta che c’è da dare addosso all’Italia a guida centrodestra e pure le vesti di fronte alla statua monolitica del pluralismo, barricarsi dietro a un «no, grazie»? Mentre il direttore Pietro Sansonetti si vedeva già sacrificato con tutti i filistei del giornalismo militante sotto al crollo editoriale, ecco il contrordine compagni. Ma solo dopo che Romeo aveva diffuso una nota stampa di rottura delle trattative col Pd per salvare l’Unità e sospensione dell’edizione on line.

La precipitosa retromarcia del Nazareno non salverà la faccia ma forse salverà la testata dopo tre anni di sofferta gestione che sembravano indirizzati al mausoleo di una storia prima gloriosa, poi appannata e quindi marginale, a partire dal far quadrare i conti e assicurare la galleggiabilità in un mercato in tempesta. Non c’era alternativa al porto d’approdo del nume tutelare, ovvero il Partito democratico: per legame ideale, per coerenza con le battaglie sull’informazione, per presidio delle libertà democratiche e costituzionali che il partito di Elly Schlein e dei suoi volenterosi sodali temporanei vedono continuamente esposte a legioni di fascismi evocati nelle sedute spiritiche.

Le cinquanta sfumature di nero che l’armocromista della segretaria si guarda bene dal suggerire alla sua più famosa cliente erano all’orizzonte dell’Unità, che viene da decenni travagliati e non solo per il crollo del Muro di Berlino e la metamorfosi kafkiana della Cosa. Il quotidiano che infiammava gli animi, dettava linee politiche, interpretava gli eventi col monocolo a sinistra, si mise persino in minigonna con la gestione di Concita De Gregorio, ma ha continuato a perdere appeal. Venne salvato dalla scomparsa definitiva da un provvidenziale numero da collezione firmato il 25 maggio 2019 dal direttore responsabile di un giorno Maurizio Belpietro, e i dem invece di ringraziarlo si rivolsero all’esorcista laico di via delle Botteghe Oscure per scolorire quella “macchia” ideologica sul rosso vivo della testata, non sapendo cogliere lo spirito di solidarietà e di colleganza né il partito né la redazione. Proprio loro che si rifanno continuamente a quei valori di bandiera, che forse valgono solo quando i problemi sono in casa d’altri.

NAZARENO
Si credeva che fosse amore, invece era un calesse che nei bei tempi portava pure dalla direzione in parlamento o ancora più in alto, come testimoniano le storie di Massimo D’Alema e Valter Veltroni. Nella nota dell’editore il Pd aveva deciso «di non dare seguito alla trattativa. Preso atto di questa decisione, venuta meno la prospettiva che aveva giustificato l’impegno di questi anni e tenendo conto delle ulteriori perdite di esercizio accumulate nel frattempo, Romeo Editore è costretta a sospendere le pubblicazioni de L’Unità. Ringrazia redazione, collaboratori e lettori che in questi tre anni hanno reso possibile la continuità di una testata che appartiene alla storia del Paese».

E anche all’aneddotica, come quella del pastore tedesco Gunther IV che l’imprenditore Maurizio Mian nel 2009 fece diventare famoso perché entrò come investitore nella società editoriale con un patrimonio formalmente intestato al cane. Poi il Nazareno, sospeso tra testa e cuore, ha detto adesso di essere disponibile all’acquisto. Compagni, riunitevi.

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