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Pd, l'ultima follia: il patentino antifascista anche per traslocare

di Lorenzo Cafarchio domenica 12 luglio 2026

3' di lettura

6 aprile 1945. Il Fascismo alle spalle, un’Italia da ricostruire. Il referendum tra Monarchia e Repubblica in divenire, la Costituzione “più bella del mondo” da scrivere e una guerra civile che doveva essere messa alle spalle. Certo i pensieri saranno stati altri e molteplici, ma chissà come gli italiani si immaginavano la Nazione nel 2026. La fantascienza e la distopia erano già sbarcate alle nostre latitudini. Pensiamo a Ippolito Nievo e al suo Storia filosofica dei secoli futuri, ma anche a Emilio Salgari, Yambo e alle sperimentazioni di Massimo Bontempelli, Guido Gozzano e di Ercole Luigi Morselli. Forse l’antifascismo immaginava città flottanti, macchine volanti e, nei sogni, il cosmismo sovietico. 

EREDI
11 luglio 2026. Abbiamo sfondato quota 81 anni da quei giorni e l’antifascismo, fatto di carta, ha partorito il suo ennesimo patentino. Niente la fantasia ha fatto flop anche questa volta. Gli eredi dei partigiani hanno colpito ancora. Dobbiamo andare a Rivoli, alle porte di Torino, per raccontarvi il nuovo abbaglio, dopo quello di “Più libri più liberi”, dei resistenti del Duemila. Di dichiarazioni di antifascismo per l’occupazione del suolo pubblico ne abbiamo, ahinoi, viste parecchie nel corso degli anni, ma tenetevi forti. Qui un cittadino stava compilando on-line, come riporta TorinoCronaca, la procedura per la presentazione della domanda di ottenimento di un permesso per realizzare un trasloco. Firma da una parte, clausola dall’altra e a un certo punto spunta «la dichiarazione di adesione ai valori dell’antifascismo».

Per spostare il proprio mobilio, quindi, bisogna innanzitutto «ripudiare il Fascismo e il Nazismo» e «aderire» alla «Costituzione repubblicana ovveSarà Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio e numero uno del Movimento 5 Stelle, l’oratore ufficiale della cerimonia nazionale in occasione dell’82esimo anniversario della strage nazista di Sant’Anna, in programma il 12 agosto. La conferma della partecipazione è arrivata a seguito di una telefonata intercorsa tra Conte e il sindaco di Stazzema, borgo in provincia di Lucca, Maurizio Verona. Il suo coinvolgimento «assume - ha spiegato ro ai valori di libertà, di democrazia, di eguaglianza, di pace, di giustizia sociale e di rispetto di ogni diritto umano». Veramente i signori volevano solo trasferire la credenza, la camera da letto e il frigo. Tant’è. E il sindaco? Alessandro Errigo, esponente del Pd, dice di aver fatto applicare la carta costituente. «So che sembra assurdo - dice - una dichiarazione simile per un trasloco e forse, solo in quella casistica, la procedura andrebbe rivista, ma il tutto nacque per garantire la libera di espressione che deve essere garantita durante le manifestazioni». Ma è del mestiere questo, Zalone docet. Escludendo, o meglio imponendo paletti fatti di incartamenti bollati, veramente diventiamo liberi come vorrebbe l’articolo 21 della Costituzione?

Il consigliere comunale di Fdi, Federico Depetris, ci aiuta a ricostruire la vicenda. «La dichiarazione risale al 2018, ma adesso nel 2026 è stata estesa a ogni richiesta di sala comunale, non importa se la domanda arriva da un cittadino privato o da aziende». Depetris andando a fondo evidenzia un aspetto alquanto singolare.

«L’amministrazione, una volta sottoscritta la domanda, si riserva la possibilità di “monitoraggi successivi alla sottoscrizione” per controllare la coerenza tra quanto dichiarato e le attività realmente svolte». Siamo alla psicopolizia. «Cosa faranno? Daranno il manuale della Stasi alla polizia locale? Gli agenti verranno mandati a seguire i vari convegni?». Ci troviamo davanti alla parodia della Resistenza, o meglio siamo al cospetto dell’eredità delle paranoie da soviet.

L’antifascismo lo hanno agitato per impedire a Passaggio al Bosco di presentare i propri libri, a Verona serve per ottenere il passo carrabile, a Piacenza invece per le sale comunali hanno pensato al bollino antifascista. In quel di Parma, nel 2018 a tempi del primo cittadino Federico Pizzarotti, se volevi lavorare col Comune dovevi «ripudiare il Fascismo e la xenofobia» e attestare «di non propugnare la violenza come forma di lotta politica». Un elenco sterminato, fatto di allucinazioni e richieste di atti di fede. Niente le auto ancora non volano, l’unica cosa a librarsi nel cielo sono le polemiche sollevate dall’antifascismo.

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