Ormai è una certezza: se in questo Paese c’è una causa persa, indifendibile, la sinistra sarà schierata pancia a terra con essa. Come nel caso della legge anti-maranza, che cerca di combattere una realtà sotto gli occhi di tutti: la pericolosità di ragazzi che, per usare la parole di don Patriciello «al posto delle mani, affondano i coltelli».
Eppure la sinistra non capisce e strumentalizza un provvedimento che, come ha detto ieri il ministro Nordio, «non abbassa l’età imputabile, che resta 14 anni, e non inasprisce le pende». Ma che sancisce una cosa molto logica: presume che un ragazzo o una ragazza tra i 14 e i 18 anni, nel 2026 sia pienamente capace di intendere e volere. Un modo cioè per responsabilizzare non solo i giovani, ma anche le famiglie che non potranno più nascondersi dietro la minore età dei figli.
NUMERI DA BRIVIDI
Del resto i tempi cambiano e con essi la società. Lo spiega bene, coi numeri, il dirigente di Fdi Lino Ricchiuti: «I minori segnalati per porto abusivo di armi erano 778 nel 2019 e sono saliti a 1.946 nel 2024». Un altro mondo cambiato in soli sei anni e i dati per il 2025 e il 2026 danno il fenomeno in costante crescita.
Eppure la sinistra non capisce o finge di non capire. «Siamo davanti a un provvedimento che smantella i principi della giustizia minorile italiana - tuona Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd -. Il governo sceglie la strada più facile della propaganda e della repressione. Così si produce soltanto più carcere». Ma non è vero perché le norme non sono cambiate in quel senso. Scatenato anche il collega Matteo Mauri (Pd) che arriva ad affermare che «il governo Meloni sta criminalizzando un’intera generazione di giovani per un pugno di voti». Anche qui, mica è vero. Al massimo verranno “criminalizzati” quei giovani che commettono un reato e che dovranno pagare per i loro sbagli. Come si diceva una volta... “male non fare, paura non avere...”.
Il capogruppo dei senatori dem, Francesco Boccia, invece, sceglie la strada della predica: «Il problema sono la povertà e il disagio di fronte ai quali il presidente Meloni volge la testa dall’altra parte. Non è che rafforzando i presidi di sicurezza, un ragazzo a cui hanno insegnato a rubare non va più a rubare. Un minuto dopo prosegue Boccia - devi chiederti se la scuola, se il lavoro è adeguato, se i luoghi che legano il futuro di un ragazzo, di un bambino alla società sono dei luoghi adeguati. Ed è questa la sfida su cui non abbiamo risposte dalla destra». Infine cercando di “capire” il disagio dei minorenni, Boccia rivolgendosi al governo, spiega che «bisogna chiedersi, invece, se abbiamo investito abbastanza nella scuola, se abbiamo investito nei luoghi del disagio, se siamo intervenuti nelle periferie».
CLAMOROSO AUTOGOL
Ragionamenti che, di fatto, si trasformano in un vero e proprio autogol. Non serve una particolare preparazione politica per capire che i ragazzi che oggi usano i coltelli per fare i conti con il resto del mondo, sono quelli cresciuti negli anni nei quali in Italia governava il centrosinistra. E allora viene da chiedere a Serracchiani, Boccia e agli altri esponenti dem che sdottoreggiano, dov’erano mentre i loro governi di sinistra, usando parole loro, evidentemente «non hanno investito abbastanza nella scuola, nei luoghi del disagio e nelle periferie». E la colpa, almeno di questo, non può certo essere del governo in carica.