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Di Battista, sondaggi: il suo partito vale tra il 3 e il 5%, panico a sinistra

di Elisa Calessi giovedì 30 luglio 2026

 Di Battista

4' di lettura

Le variabili sono tante: dal simbolo al leader, dalle adesioni ai temi da cavalcare, dai finanziatori (creare un partito dal nulla costa) alla benedizione o meno di Beppe Grillo. Ma l’opinione di diversi sondaggisti e analisti converge: un movimento politico guidato da Alessandro Di Battista, che riprendesse la bandiera delle origini del Movimento (come apertamente ha caldeggiato il comico genovese, fondatore del Movimento, nel post pubblicato ieri) potrebbe valere almeno tra il 3 e il 5 per cento.

Non poco per una forza che si presenterebbe per la prima volta. Abbastanza, soprattutto, per impensierire il campo largo, da cui in gran parte quei punti percentuali verrebbero tolti. Antonio Noto, direttore di Noto sondaggi, parte dal procedimento giudiziario in corso tra Grillo e Giuseppe Conte sulla proprietà del simbolo del M5S, ricorso fatto dal fondatore del Movimento per inibire Conte all’uso del marchio.

«Se i giudici dovessero togliere a Conte l’utilizzo del simbolo del M5S, sarebbe molto più facile per Grillo aggregare, sotto un marchio che già esiste, gli elettori insoddisfatti di Conte». Al di là di questo, un nuovo soggetto che si rifacesse agli inizi del Movimento può rivolgersi, dice Noto a Libero, a tre tipi di elettorato. «La prima tipologia riguarda gli elettori che negli anni hanno abbandonato il M5S perché non condividevano la linea di Conte, decisamente spostata a sinistra. È un elettorato che in questi anni si è rifugiato nell’astensione e che ora strizza l’occhio a Vannacci». Poi c’è un altro tipo di elettorato: «Quelli che hanno un rapporto di odio e amore con «Il nuovo soggetto potrebbe rivolgersi agli elettori insoddisfatti di Conte che si sono rifugiati nell’astensione e che ora strizzano l’occhio a Vannacci. Potrebbe superare la soglia del 3%» il M5S, dirigenti, parlamentari che stanno nel M5S, ma che criticano Conte. Penso a Chiara Appendino o a Virginia Raggi che sono nel M5S, ma sono critiche nei confronti di Conte perché vorrebbero un Movimento meno legato al Pd e non alleato di Renzi». Infine, terza tipologia, «un elettorato più libero, quello incarnato da Di Battista, che si è sganciato dal M5S, ma continua a coltivare quegli ideali».

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LA LEGGE ELETTORALE
C’è un altro fattore, poi, da tenere in considerazione: «La nuova legge elettorale in discussione in Parlamento favorisce il nascere di queste aggregazioni. Prevede, infatti, uno sbarramento al 3 per cento. Ma un movimento che ha la benedizione di Grillo non farebbe fatica a raggiungere quella soglia». In conclusione, per Noto, una forza guidata da Di Battista, che provasse a proporsi come un ritorno alle origini del Movimento, potrebbe tranquillamente attestarsi «tra il 3 e il 5 per cento», di cui «il 70 per cento lo prenderebbe al campo largo e il resto da elettori che non avreb«Di Battista non è Vannacci. Non c’è a sinistra quello spazio. C’è, è vero, un mondo progressista che oggi fatica a trovare un riferimento partitico. Questo nuovo partito può arrivare al 2/3%» bero votato». Naturalmente il grosso di quel 70 per cento verrebbe dal M5S, perché «ruberebbe elettori che, in assenza di un’alternativa, avrebbero votato il M5S». Ma sarebbe un danno a tutta la coalizione perché toglierebbe «due o tre punti percentuali».

Giovanni Diamanti, di Youtrend, è meno ottimista: «Di Battista non è Vannacci. Non c’è a sinistra quello spazio, non vedo un posizionamento così forte. C’è, è vero, un mondo progressista che oggi fatica a trovare un riferimento partitico. Ma Grillo e Di Battista non hanno un grande radicamento nel mondo progressista, lo spazio anti-politico e post-ideologico è già coperto». Anche Diamanti, però, concorda sul fatto che un nuovo soggetto guidato da Di Battista potrebbe «guadagnare il 2 o 3 per cento». Non vede, però, una crescita paragonabile al fenomeno Vannacci: «Futuro Nazionale ha una leadership nuova che ha saputo parlare a un mondo che è quello della destra scontenta di Meloni». Diverso è il caso di Di Battista. «Certo, può rosicchiare qualche punto e «Se rimane autonomo, se non rincorre il Campo largo, il nuovo partito potrebbe arrivare tra il 3 e il 5 per cento. A Di Battista serve la logistica: non si è mai candidato da solo» mettere in difficoltà il campo largo, ma non più di qualche punto».

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LOGISTICA E TERRITORIO
Scommette su un range tra il 3 e il 5 per cento, invece, Roberto Baldassarri, direttore dell’Istituto demoscopico Lab21. A una condizione: «Se rimane autonomo, se non rincorre il campo largo». Certo, la benedizione di Grillo conta. «Molti ex elettori del M5S stanno migrando verso Vannacci. Quindi, se ci fosse un’offerta politica più vicina alle origini del Movimento, potrebbero essere attratti». C’è, però, una variabile importante. Baldassarri: «Per creare un partito dal nulla serve la logistica. Di Battista non si è mai candidato da solo, al contrario di Vannacci che aveva già creato un suo movimento. Deve organizzarsi sul territorio perché quel potenziale 3-5 per cento si traduca in voti reali». Molto dipenderà, quindi, dalle realtà che gli daranno una mano. A chi toglierebbe voti una forza di questo tipo? «Una parte sicuramente al M5S, un’altra al non voto». Ma, certo, «il campo largo rischierebbe di perdere almeno tre punti».

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