Ieri, 2 agosto, a Bologna le commemorazioni per la strage alla stazione avvenuta 46 anni fa. E le consuete polemiche. Nel mirino della sinistra ci sono finiti Ignazio La Russa e Giorgia Meloni. Un copione che, seppur con protagonisti differenti e diverse variabili, instancabilmente, si ripropone, anno dopo anno.
A La Russa è stato rinfacciato il fatto che abbia chiesto di non fermarsi alla verità processuale che ha individuato una matrice neofascista dietro all'orrore: la seconda carica dello Stato ha sottolineato come sulla strage ci siano ancora molte zone d'ombra, parecchi aspetti che andrebbero chiariti.
Dunque il premier, contro la quale ha cannoneggiato il fronte progressista per aver parlato di "semplice terrorismo", senza rimarcare la matrice "neofascista", cosa che Meloni fece negli anni scorsi. E anche in questo caso il copione è sempre lo stesso: per la sinistra, Meloni dovrebbe fare professione di antifascismo in ogni occasione possibile e immaginabile. Vien da dire ogni singola volta in cui apre bocca.
Ed in questo contesto c'è chi riesce a spostare l'asticella ancora un poco più in alto. Nel caso in specie si tratta di Repubblica, il quotidiano ora diretto da Stefano Cappellini, che dà ampio spazio alla vicenda. Sin dalla prima pagina, dove il titolo recita: "2 agosto, la verità negata". Ma il meglio del peggio piove a pagina 2, dove il titolone di testata recita: "Bologna, Meloni omette e La Russa non si rassegna alla matrice neofascista". Insomma, ecco a voi la presunta verità negata. E un La Russa che "non si arrende"...