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Vannacci non chiude al centrodestra

Il leader di Futuro Nazionale: "Alleanze? Sotto elezioni". Sull’Italia: "Sogno un Paese di ricchi. L’Europa? Va cambiata"
di Elisa Calessi domenica 9 agosto 2026

3' di lettura

Il Generale candida un Generale. Sarà Carmelo Burgio, ex generale dei carabinieri, ex paracadutista, il candidato di Futuro Nazionale a Milano. Un uomo pronto a «rastrellare» il bosco di Rogoredo e a fare tornare a essere Milano «la città della Madonnina e non dei maranza». E questa è la prima notizia che Roberto Vannacci annuncia al Caffè de La Versiliana, intervistato dal direttore di Libero, Alessandro Sallusti. La seconda è che farà lo stesso in tutte le grandi città che la primavera prossima andranno al voto: Bologna, Roma, Napoli. Ci sarà dappertutto un candidato di Futuro Nazionale. E si presenterà da solo, non alleato con il centrodestra. Così da far assaggiare a Giorgia Meloni cosa significa avere un Generale che la cannoneggia da destra. Antipasto perfetto per la trattativa in vista delle elezioni politiche che, infatti, Vannacci non esclude affatto. Ecco la strategia: prima proverà a far perdere il centrodestra alle Amministrative, poi, a ridosso delle Politiche, passerà all’incasso. Volete vincere? Piegatevi.

LE CONDIZIONI Incalzato dal direttore di Libero, risponde: «Io per ora porto avanti le istanze di Futuro nazionale. Gli accordi si fanno a ridosso delle elezioni politiche. Quando si arriverà, discuteremo. Al momento nessuno mi ha contattato per fare delle alleanze o per porre delle condizioni, anzi è qualcun altro dall’altra parte ha eretto muri. Non sono io quello che decide o meno se partecipare, sono altri che probabilmente, avendo paura di Futuro Nazionale, cercano di settare delle condizioni diverse dalla realtà». Per il resto il bersaglio è uno solo: il governo di centrodestra. Più volte assimilato al governo Draghi e alla sinistra. Crisi diplomatica tra Italia e Spagna: il «governo non ha fatto abbastanza». Altro che sospendere Schengen. «Noi dovremo blindare le frontiere, fare un programma di remigraziome, di espulsione». Matteo Salvini, gli fa notare Sallusti, è stato processato per avere chiuso i porti. «Il politico», replica, «è un mestiere rischioso». Ma se i magistrati dicono che non si può fare? , obietta Sallusti. «Il magistrato applica una legge. Ma il politico la deve cambiare». Ancora: «Una delle cose che poteva fare questo governo era modificare la cittadinanza italiana. Ma c’è perfino chi nel centrodestra ha chiesto lo Ius Soli. Il voto utile sarebbe a chi vuole continuare l’agenda Draghi, cioè un’agenda di sinistra?». Poi cita un intervento alla Camera del deputato azzurro Paolo Emilio Russo, che aveva definito l’immigrazione «una risorsa». «Quindi abbiamo Forza Italia che usa lo stesso linguaggio di Laura Boldrini. Voto utile a chi?». Pochi minuti dopo arriva la replica di Russo: «Sono contento che l’onorevole Vannacci abbia ascoltato il mio intervento. Peccato che si sia fermato ai primi dieci secondi oppure che - e sarebbe peggio, dal momento che si candida a fare il premier - non l’abbia capito. La “remigrazione” è un teoria che scientificamente non esiste e, dunque, non può essere un programma politico. Cosa diversa sono i rimpatri degli irregolari, aumentati proprio da questa maggioranza». Vannacci continua con la legge elettorale: attacca i franchi tiratori del centrodestra che «con munizioni fornite dal Pd hanno sparato contro chi voleva introdurre le preferenze». Sulla patrimoniale se la prende con Antonio Tajani. «Ha detto: “fin tanto che ci sarò io, non ci sarà”, peccato che in Europa ha votato per inserire nuove tasse».

TRA EUROPA E RUSSIA
È tenero, invece, con la Russia: «Noi siamo gli unici che non prendiamo gas russo, perché?». Ancora: «E insistiamo sulle sanzioni russe che sono controproducenti per l’Italia». La famiglia. «Questo è il governo che era salito dicendo “sono una mamma, sono cristiana”. Hanno votato per l’utero in affitto come reato internazionale, ma i loro amministratori locali danno il patrocinio al Gay Pride». Sicurezza. «È la stessa agenda di Draghi e della sinistra». Poi contesta il reato di femminicidio: di questo passo si passerà, dice, al reato di “sinistrofobia” per cui “offendere uno di sinistra sarà più grave che offendere uno di destra”. Attacca Meloni su Trump («Chi è andato a contrattare con lui sui dazi?»). Poi sull’Europa: «Mi ricordo Meloni che gridava “è finita la pacchia”, be’ non è finita». Sallusti gli fa notare che sembrano le parole di un leader di opposizione. Allora se la prende con Conte: il reddito di cittadinanza, il superbonus. E prova a imitare Berlusconi: «Vorremmo che l’Italia diventasse un paese dove tutti sono ricchi, tutti proprietari». Ma la campagna del Generale è appena cominciata: dalle città.

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