Il libro di Silvia Salis in uscita a ottobre per Feltrinelli si chiama “E’ già domani”, stesso slogan utilizzato per la campagna elettorale a Genova e che richiama pure, guarda caso, il fortunato film di Paola Cortellesi. Appena è arrivato l’annuncio, tutti hanno capito che Salis voleva giocarsi la partita delle primarie. Ora, se un politico fa un libro o lo fa per lanciarsi verso mete più ambiziose (accadde così con il libro di Meloni “Io sono Giorgia”) o lo fa per giustificarsi perché è ormai uscito di scena. Per Silvia Salis vale la prima. La fenomenologia del libro politico la conosciamo: non li legge nessuno, tranne gli addetti ai lavori, però sono segnali lanciati a amici e nemici. Sia i primi che i secondi tra una pagina e l’altra colgono quella frase, quell’inciso, quell’allusione che è proprio rivolta a loro. E la sanno riconoscere. E bisogna dire che Salis sa scegliere i tempi giusti. Chi si ricorda più della circostanza che anche Schlein ha scritto un libro tempo fa? Giuseppe Conte ha sfornato da poco il suo resistibile manuale, “Una nuova primavera”, e non è stato propriamente un successo.
Salis invece frega tutti e esce a ottobre, quando il cantiere delle primarie sarà nel pieno di lavori scivolosi e dietro di sé ha oltre a Renzi anche Franceschini che guarda con favore a lei come “federatrice” del campo largo. Salis ha già in caldo il nome di un partito depositato, Futuro democratico, per il momento inservibile perché si può confondere con l’altro Futuro, quello vannacciano, ma in un prossimo domani, appunto, tutto può accadere. E lasciamo stare i piagnistei su Genova che soffre per sicurezza e trasporti e che ha tuttavia conquistato con questa sindaca un ufficio apposito per i problemi Lgbtq+. Queste sono robe marginali, su cui può puntare quel piacione di Alessandro Onorato, surclassato dallo stile Salis, la Marianna del campo largo che si offre a moderati e sinistra con la retorica persuasiva del nulla. Così infatti presenta la sua fatica letteraria: «Questo libro — scrive nella premessa — nasce per raccontare il giorno in cui non ti domandi più dove stai andando, ma ci vai e basta, perché il domani non aspetta, arriva, ti guarda in faccia e ti giudica. E il domani, l’ho imparato bene ormai, comincia sempre oggi».
Lei è già andata dove si deve stare per piacere a una sinistra parolaia e pasticciona: proclami contro CasaPound, esaltazione dei moti del 1960 che impedirono il congresso del Msi, applausi alla Flottilla, e poi qualche spruzzatina di genderismo con l’identità alias ai dipendenti del Comune. Così, mentre Conte e Schlein sgomitano per prendersi i riflettori, lei sta lì in agguato e pensa alla copertina delle sudate carte che darà alle stampe. L’immagine non è forse tutto in questi casi? E chissà se la sindaca conosce la canzone di Sergio Caputo che si intitola proprio come il suo libro, È già domani e che a un certo punto fa: “Prendersi sul serio mica facile/questo nostro vivere in recupero/ la maturità slitta sempre più in là/a rimorchio di un miraggio futuribile”. Non le calza a pennello?