Se volete un esempio di estremista rosso abbastanza schifoso lo trovate su Instagram. È facilmente individuabile, si chiama Alessandro Giannetti (tutto attaccato) e in panza e bermuda si esibisce a pugno chiuso davanti alla foiba di Basovizza.
Dedica l’immagine al generale Vannacci, con una didascalia davvero orrenda: «Ad imparare dai partigiani slavi come si dialoga con i Vannacci di turno. C’è ancora posto per i fascisti del terzo millennio».
Ecco, uno così sarebbe più da internare che da arrestare. Non rendersi conto della tragedia nazionale che è passata attraverso quella foibe e le troppe scoperte poi negli anni, vuol dire stare fuori di testa. Vannacci ne ha parlato sulla stessa piattaforma con toni eloquenti: perché il «partigiano agostano» ha calpestato «l’onore di migliaia di italiani ammazzati dall’odio comunista».
Non sappiamo se il leader di Futuro Nazionale abbia mai visitato il monumento a Basovizza, ma certo è che la sfilza di reati commessi dall’individuo in questione è notevole: minaccia (art. 612 del Codice penale), apologia di delitto (414 c.p.), istigazione alla violenza per motivi nazionali (604-bis), manifestazioni oltraggiose verso i defunti (724 c.p.). «Niente male - è il commento vannacciano - per quelli che tutti i giorni ci fanno lezioncine di diritto penale per far contenti Gramsci e il progresso».
Il «me ne frego» è l’ovvia replica alla provocazione. Perché tale è di fronte al simbolo di un sacrificio terribile. Lì i partigiani di Tito compirono loro stragi orribili. Nelle foibe furono gettati (spesso vivi, dopo sevizie) migliaia di italiani: militari, poliziotti, civili, antifascisti, fascisti, chiunque fosse considerato scomodo o semplicemente italiano. È un monumento nazionale dal 1992, dedicato alla memoria di quelle vittime e dell’esodo giuliano-dalmata. È proprio una provocazione volgare e cinica su un luogo di memoria, non un dibattito storico. Storicamente le foibe sono un fatto documentato, a lungo rimosso o minimizzato in Italia per ragioni politiche e a quella tragedia è stata dedicata anche una legge dello Stato. Farsi belli davanti a quel monumento con il pugno chiuso e quel testo è semplicemente un atto di disprezzo verso le vittime. Non c’è niente di “resistente” o “antifascista” in questo: è solo cattivo gusto e propaganda. Il provocatore è un attivista che si fa definire artista dalle parti di La Spezia e in Versilia, dicono fonti di polizia.
E avrebbe fatto parte di collettivi come Dada Boom e SuperAzione / R(?)o Dada. Ed è ovviamente conosciuto soprattutto per performance provocatorie a tema antimilitarista e politico. Il fatto più noto che lo riguarda risale al 2022, durante una mostra al CAMeC di La Spezia dedicata all’artista Giacomo Verde.
In quell’occasione realizzò un’azione in cui si tagliò e scrisse sul muro del museo, con il proprio sangue, la frase “Demilitarizzare il mondo” (dopo che il gruppo aveva già imbrattato una parete con “Demilitarizzare La Spezia”). Per quella performance ha ricevuto un decreto penale di condanna a 3 mesi di reclusione, poi convertiti in una multa di circa 3.375 euro. Una personcina a modo, dunque.