Il premier Meloni ha partecipato venerdì sera, insieme al Presidente Mattarella e altre cariche di Stato e di governo, alla cerimonia inaugurale dei XX giochi del mediterraneo a Taranto.
Nel momento in cui il commissario Massimo Ferrarese ha nominato il Presidente del Consiglio per ringraziarla dei fondi, del lavoro, e dell’attenzione dedicata per la buona riuscita della manifestazione internazionale, un manipolo di contestatori le ha rivolto dei fischi dalla curva Sud. Non il pubblico, che invece applaudiva, ma alcuni collettivi ben conosciuti a Taranto per il loro attivismo “No Ilva”. Che durante la cerimonia allo stadio Iacovone imbracciavano dei cartelli con la scritta “Ilva is the killer”.
Associazioni vicine alla sinistra, attive anche sul fronte pro-Pal. Tra loro c’erano «i cittadini e lavoratori liberi e pensanti», di cui fanno parte anche gli artisti tarantini Diodato e Michele Riondino. Organizzatori del concerto del Primo maggio Taranto, che durante l’ultima edizione aveva come super ospite Francesca Albanese.
Giorgia Meloni fischiata a Taranto? La lezione alla sinistra: "Capisco"
Giorgia Meloni fischiata all'inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo di Taranto. E mentre la sinistra esulta, la s...Un’altra associazione presente era “Giustizia per Taranto”. Sempre No Ilva ma più vicina al Pd. Ma tra i fischiatori c’era anche Antonio Lenti, un consigliere comunale dei Verdi. Il premier Meloni ha subito risposto in maniera distensiva all'attacco: «Capisco il dissenso, comprendo perfettamente le ragioni di chi, qui a Taranto, esprime il proprio dissenso, e garantisco che sull’ex Ilva il governo sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere». Uscendo dallo stadio ha aggiunto: «Non rinunciamo credere in un futuro di sviluppo, lavoro, e sostenibilità per questa città. Perché Taranto non è solo Ilva. È una città straordinaria, dalle potenzialità enormi, legate alla storia, alla cultura, alla sua bellezza, alla sua gente».
Dai fischiatori è subito arrivata la contro risposta: «I fischi e i buu che le abbiamo riservato non sono frutto del dissenso affinché lei faccia qualcosa per salvare Ilva, ma perché noi vogliamo Ilva chiusa». E soffiare sul fuoco è arrivato ieri Giuseppe Conte che ne ha fatto una questione nazionale, attribuendo i fischi al caro vita, benzina, e persino a Del Mastro. Finché è intervenuto direttamente il commissario Ferrarese: «Non posso nascondere il rammarico per la contestazione rivolta alla premier da una parte, seppur limitata, del pubblico. Vedere contestata proprio chi ha voluto e sostenuto in maniera determinante tutto questo mi è sembrato ingiusto e paradossale».




