Il governatore della Toscana, Eugenio Giani, ribadisce con forza la sua opposizione alla realizzazione di un “centro di permanenza per i rimpatri” dei migranti in Toscana. «I Cpr non sono luoghi per trasferire nei loro Paesi d’origine i migranti, ma luoghi di detenzione impropria che non hanno personale adeguato per poter vigilare e anche indirizzare coloro che vi sono poi rinchiusi».
Con queste parole il presidente della Regione ha risposto alle affermazioni del responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, che il giorno prima aveva assicurato che il governo avrebbe realizzato le strutture «anche dove le Regioni non vogliono, con buona pace anche della Regione Toscana». Per Giani, anziché restare nei Cpr per un breve periodo in attesa del rimpatrio, le persone trattenute «sono soggette a una lunga detenzione, con tutto quello che poi comporta».
Una posizione che conferma la contrarietà della Regione al progetto e, in particolare, all’ipotesi di realizzare il primo Cpr toscano a Pallerone, nel Comune di Aulla, in provincia di Massa Carrara. Si tratta di un ex polverificio di circa 170mila metri quadrati, individuato dal ministero dell’Interno per la possibile realizzazione della struttura (sulla quale sono ancora previste verifiche di fattibilità).
La scelta era stata comunicata lo scorso aprile dal numero uno del Viminale, Matteo Piantedosi, a Giani. Anche allora la reazione del governatore era stata immediata. Giani aveva definito «assurda e sbagliata» l’ipotesi di un Cpr ad Aulla, sostenendo che la Lunigiana avrebbe dovuto essere valorizzata sul piano turistico, culturale e sociale e non gravata da una struttura simile.
L’obiettivo del Viminale è quello di realizzare una rete diffusa di Cpr per garantire l’esecuzione delle espulsioni dei cittadini stranieri irregolari destinati al rimpatrio, riducendo allo stesso tempo le tempistiche e i trasferimenti fuori regione.