Il Fatto quotidiano dedica a Giorgia Meloni il titolo di maggior peso in prima pagina, "Meloni: 4 anni senza niente da festeggiare", con tanto di fotona d'ordinanza.
Il Domani esagera pure nei toni, pur senza troppa fantasia. Il concetto è il medesimo della banda Travaglio, "Meloni autocelebra il suo governo", ma lo arricchisce con una spruzzata di acredine ("Ma festeggia quattro anni di disastri") e disfattismo ("La stabilità dell'esecutivo si traduce in immobilismo", è il fondo di Piero Ignazi".
Tutto abbastanza prevedibile, sono le stesse accuse che da giorni ripetono come un mantra gli esponenti delle opposizioni, sempre più fiaccamente.
C'è chi però si è superato. E ha semplicemente scegliere di non dare la notizia del record di permanenza della leader di Fratelli d'Italia a Palazzo Chigi (1.413 giorni, mai accaduto nella storia della Repubblica italiana) in prima. Decisione che per chi non è abituato a sfogliare i quotidiani, equivale a far sparire la notizia stessa.
Il Corriere della Sera dà grande spazio all'allarme sul rischio di inquinamento russo del voto 2027, alla cronaca nera, a Vannacci, al caro-carburanti, anche a Ranucci e alla morte della femminista storica Gloria Steinem. Meloni fa capolino: è il retroscena di Verderami ma è sulla ipotesi dell'election day per politiche e amministrative il prossimo maggio. Il record non esiste, nemmeno nel catenaccio.
Su La Stampa c'è una bella intervista a Jane Fonda, un reportage da Kiev, l'apertura sul "Fine vita" e il "muro di Meloni". Almeno nel catenaccio o nell'occhiello si farà accenno al record? Niente, e di spazio ce n'era.
Arriviamo a Repubblica, il giornale solitamente più agguerrito contro Meloni. Un ritrattone del defunto Fabio Mussi (doveroso), l'inchiesta militare su Vannacci a dominare la prima, persino l'allarme meteo su El Nino e il pianeta a rischio. Giorgia? Neanche un commentino per attaccarla, per denigrarla, per rovinarle la festa. Forse, per la rosicata eccessiva, in redazione hanno scelto di non infierire. Contro se stessi.