Quella di ieri al Forum Teha di Cernobbio non è stata la miglior versione di Roberto Vannacci. Certo la platea non era la sua, gli argomenti non erano quelli su cui ha basato la sua ascesa, ma l’ex generale di fronte al parterre di industriali è parso impacciato, quasi timoroso di dire una parola di troppo. Di quelle che se ti scappano sotto un gazebo per strada ti strappano un sorriso - e un titolo -, ma tra gli stucchi e i tendaggi raffinati di Villa d’Este, no, non funzionano. Vannacci per non correre rischi ha preferito alternare la lettura degli appunti a estemporanee sortite verbali. Ma non ha funzionato. Anche perché difronte a sé aveva un certo Mario Monti, senatore a vita, economista, già commissario europeo e presidente del Consiglio, che a Cernobbio da del tu anche ai piloni dell’imbarcadero. Figuriamoci alla platea... L’83enne non ha vinto il confronto, lo ha stravinto e il primo a rendersene conto è stato proprio Vannacci, che uscendo stordito dalla sala del dibattito, ha dovuto ammettere ai cronisti che «non era scontato convincere la platea al primo invito. Io sono contento perché ho potuto parlare dei miei temi e spero di aver incuriosito chi ascoltava. Spero di poterci tornare».
NIENTE GIUDIZI AVVENTATI
Guai, però a dare per spacciato l’ex generale. Perché a fronte di un parterre che gli ha riservato poco più che un applauso di circostanza, fuori dalla sala c’era anche la sciura ben vestita, con le sneakers firmate e il telefonino sguainato, che chiedeva con insistenza da dove sarebbe uscito Vannacci per poter «fare una foto con lui». E non va dimenticato che se Cernobbio è sicuramente l’appuntamento più importante per imprenditori ed economisti, non è necessariamente anche lo specchio del Paese, come testimoniano i sondaggi che vedono Futuro nazionale in crescita continua. Veniamo al dibattito. Il primo a parlare è stato Roberto Vannacci che ha chiesto «non più Europa, ma un’Europa diversa».
Poi ha attaccato il principio dell’unanimità del voto che qualcuno vorrebbe scardinare: «È una garanzia. Se una proposta non convince tutti, perché dobbiamo cambiare il sistema di voto e non migliorare la proposta?». Duro l’attacco alla Ue anche per la sua poca attrattività quando ha ricordato che «dopo anni di Maastricht la Gran Bretagna se ne è andata e l’Islanda pochi giorni fa ha detto, no grazie. Se non tutti scalpitano per integrarsi nella Ue, ci sarà un motivo». Ed eccoli i motivi secondo Vannacci: «L’eurozona produceva il 30% del Pil mondiale, oggi siamo al 15%; oggi licenziano chi produceva le auto più belle del mondo». Poi l’affondo: «Abbiamo la libera circolazione delle merci, ma anche degli immigrati e sui documenti possiamo scegliere se essere uomini o donne». A chi lo accusa di guardare troppo al passato spiega: «Cercherò di parlare di futuro, ma con un tasso di fertilità all’1,41% il nostro futuro è di corta durata». E ancora sull’esercito unico: «Meno male che non è partito. Il mio incubo è pensare che le mie figlie possanop andare in guerra comandate da Macron o Von der Leyen».
Poi tocca a Mario Monti, che sceglie le armi dell’esempio pratico e dell’ironia. E difronte a un Vannacci dimesso ha buon giorco. L’esempio è quello di Alitalia: «La difesa dell’italianità è costata uno sproposito ai cittadini». L’ironia è rivolta a chi ha computato il programma politico di Vannacci, Lorenzo Gasperini. Monti ha letto un tweet del professore che in pieno cpvid invocava «come minimo l’eslcusione dalla vita sessuale» per i giovani che si erano vaccinati. Si chiede Monti: «A me sorgono due curiosità, una tecnica l’altra politica. Quella tecnica è sull’implementazione di questa sanzione - frase che scatena le risa in platea -, se è da immaginare l’evirazione seduta stante, che sarebbe una soluzione strutturale, o il braccialetto elettronico a un’altra parte del corpo».
Poi, rivolgendosi a Vannacci, chiede: «Ma lei quando ha dato credibilità al professor Gasperini era a conoscenza di questo scritto?». Poi Monti si fa serio e la parte finale del suo intervento è anche la più dura. Prima accusa Vannacci di violare la Costituzione col suo programma politico. Poi lo incalza sulla storia: «Io non vedo in lei la ricostituzione del partito fascista, ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto. Trovo in lei - prosegue il senatore a vita - la ricostruzione dell narrativa, della retorica dello spirito del fascismo». E dopo essersi detto di essre «fiero di essere italiano»; Monti ammette di avere il terrore «di una ricostruzione psicologica di un’italietta e del fatto che siccome non riusciamo con i governi attuali a dare più crescita ai nostri cittadini perché ci importa il loro voto e non il loro benessere, allora la popolazione dovrà essere soddisfatto dando corda alla sua identità».
IL DOPO FACCIA A FACCIA
Accuse alle quali Vannacci replica a margine dell’incontro: «Nel mio programma non c’è nulla di contrario alla Costituzione e quella della ricostruzione del partito fascista, della sua narrativa e retorica, ritengo siano sue (di Monti, ndr) personali convinzioni». Vannacci spiega anche di non essere «il cavallo di Troia di nessuna, tantomeno della Russia» e sulle alleanze elettorali rivela: «È ancora presto, ma se qualcuno convergerà vero i nostri principi, siamo sempre aperti al dialogo». A suggello della giornata nera di Vannacci sono arrivate le parole del presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan: «Molto bello quello che ha detto Monti, tutti dovrebbero ascoltarlo».
Ps: al termine dello scontro “ruvido”, a villa D’Este si è consumato un piccolo giallo. Mentre Vannacci, con la moglie, ha pranzato con l’ad di Teha Valerio De Molli e il premier albanese Edi Rama, Mario Monti ha preferito accomodarsi a un altro tavolo.