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Elly Schlein punta sulle caldaie: verso un nuovo rovinoso flop

di Pietro Senaldi lunedì 7 settembre 2026

4' di lettura

Si può dare di più. Non gli italiani, per i quali ha fatto capire di avere in programma una nuova tassa patrimoniale, ma proprio lei, Elly Schlein. Il suo clamoroso flop a Cernobbio è dovuto al fatto che la segretaria del Pd ha scambiato il forum Ambrosetti per un salotto tv e la platea che racchiude il gotha economico del Paese per il pubblico di una festa dell’Unità. È partita con i suoi elenchi di litanie, senza trasmettere un progetto né una visione d’insieme. Laddove era necessario pathos, ha proposto lamentele; nonché la consueta vaghezza. Laddove si chiedeva concretezza, ha esibito una lista della spesa con cui far ripartire il Paese dimenticandosi, come al solito, di spiegare dove e come intende reperire i soldi per riempire il borsellino prima di passare alla cassa.

ANCORA POCHE IDEE
Il programma? «Abbiamo detto che lo faremo a settembre, discutendo con gli alleati» - se non ora, quando, dunque - ha replicato infastidita a chi ha provato a chiederle conto di quanto vagheggiava, «ma non nei palazzi, per strada, chiedendo a sindacati, esperti, imprenditori, terzo settore». E pensare che sul lago di Como si aspettavano di ascoltare la sintesi del lavoro svolto, non la promessa che verrà fatto. Sarà per questo che un terrore diffuso si è sparso nella sala all’idea che potrebbe essere la signora in rosso a prendere il posto di Giorgia Meloni; ed è per questo che mezzo Pd da mesi le sta provando tutte per trovare qualcuno da candidare al suo posto, anche fuori dal partito. Esageriamo? Magari... Basta prendere, come esempio di pressapochismo propositivo, i cinque assi nella manica che Elly ha esibito per risolvere il problema del caro energia che ci affligge. Una proposta che cuba 14 miliardi di spesa prevista per ridurre i consumi, accelerare la transizione energetica e spostare maggiormente sull’elettrico la domanda senza però affrontare il problema madre della formazione del prezzo dell’energia in Italia.

Entriamo nel dettaglio. Elly suggerisce di aumentare di due miliardi gli incentivi per sostituire le caldaie con pompe di calore ma non sa che questo non si traduce automaticamente in un risparmio per l’utente. Altri tre miliardi vuole destinarli a rendere più efficienti dal punto di vista energetico gli immobili, soprattutto gli edifici popolari; e va bene, ma anche questa è una spesa che non porta a diminuire il prezzo dell’energia. La terza proposta, da quattro miliardi, è una perla: mano al portafogli pubblico per aiutare le imprese a elettrificare i processi industriali; ma con i prezzi attuali dell’energia in Italia questo non sarebbe che un incentivo per aumentare ulteriormente i costi di produzione. Stesso discorso per la quarta proposta, che riguarda l’elettrificazione di mezzi pubblici e con la quale se ne vanno altri tre miliardi. Cinque: aumentare le colonnine per le ricariche elettriche e le energie rinnovabili.

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A parte che si mischiano capre e cavoli in una sola proposta, l’aumento di pale eoliche e pannelli solari, non supportate dalle strutture adeguate che Schlein non prevede, espone a rischi di cortocircuito del sistema, con frequenti problemi di alimentazione. Di certo insomma non c’è neppure il conto: la voce prevede uno stanziamento di due miliardi, ma si sa che iniziative simili aprono un buco capace di inghiottire cifre inimmaginabili. Bando alle amenità, dunque, non resta altro nel programma energetico esposto dalla segretaria dem a Cernobbio. Se non la menzogna che Elly continua a ripetere, rivolgendo all’attuale maggioranza la critica di far poco per l’energia, quando invece in quattro anni di governo Meloni la quota di rinnovabili nell’approvvigionamento del Paese è passata dal 31 al 41%. Per di più senza particolari aggravi per le casse pubbliche, essendo la transizione finanziata soprattutto da soggetti privati.

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CORSA A PALAZZO CHIGI
Se si analizzano le idee della leader del Pd sull’energia, si capisce perché il campo largo indugi così tanto nel presentare un programma: se Schlein mette nero su bianco un altro paio di pokerissimi come quello energetico, poi la votano solo dei kamikaze. Eppure, malgrado quel che dice, è proprio Elly la favorita per sfidare Giorgia Meloni per Palazzo Chigi. Vuole fortissimamente le primarie e il Pd, malgrado molti le preferiscano Giuseppe Conte, non può che sostenerla in blocco. Qualora le perdesse infatti, ciao Elly sì, ma anche e soprattutto ciao partito. La segretaria è il classico esempio della miopia della nostra classe politica. I maggiorenti dem l’hanno cooptata, facendo perdere Stefano Bonaccini, perché era debole e non volevano dare troppo potere all’ex governatore dell’Emilia Romagna. Risultato: quattro anni dopo si trovano a dover sudare sette camicie per tirare la volata a un ronzino in gara proprio perché loro erano i primi che non ci avrebbero scommesso una lira.

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