Elly freme. Ha così tanta paura di Giuseppe Conte leader del campo largo al posto suo che le tenta tutte. Tipo ieri, quando si è presentata al forum “Altra Cernobbio”, organizzato in un oratorio dalla campagna “Sbilanciamoci!” insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo e gradito al mondo gruppettaro di sinistra-sinistra. Una kermesse nata come contro canto al più noto Forum Ambrosetti, sempre in programma a Cernobbio (finisce oggi), che raduna il gotha della finanza italiana.
Bene: sapete dove sarà Schlein oggi? Proprio al Forum Ambrosetti. Come dire: il sabato vai a tifare Inter e la domenica vai a tifare Milan. La smania di apparire, con Giuseppi che incalza sempre più minaccioso, è certezza di cortocircuiti politici per la segretaria dem.
«Meno spesa militare e più spesa per la salute dei cittadini», ha detto il coordinatore della rassegna minore, Giulio Marcon. Ed ecco Elly a fare da pappagallo: «Noi facciamo il 7 per cento del Pil in spesa sanitaria, se vince la destra il 5 per cento del Pil sarà in spesa militare».
Secondo Schlein è tutto da rifare. «Bisogna avere il coraggio dell’alternativa. Che non vuol dire fare piccoli ritocchi al sistema economico attuale. È sotto gli occhi di tutti che il sistema neoliberista ha creato il disastro sociale, economico e climatico. Questo modello ha cercato con un colpo di coda di farci tornare indietro, alla guerra, portando in secondo piano i temi su cui si battono le nuove generazioni e che avevano portato la crisi climatica in cima alle agende politiche. Il Green deal nasceva da spinta molto forte», ha spiegato.
LA MUSICA CAMBIA
Chissà se dirà lo stesso oggi, a Villa d’Este, dove l’anno scorso la platea scelse di promuovere il governo Meloni con percentuali bulgare: oltre l’80 per cento di consensi a quanto fatto. Uno schiaffo secco in faccia alla sinistra.
Elly, di fronte al pubblico amico, si è scatenata contro l’esecutivo. Dalla benzina all’elettricità, passando per le guerre in giro per il mondo: tutta colpa del centrodestra. «In questi giorni la benzina e il gasolio continuano ad avere rincari folli. Questo fa vedere quanto siano vane le misure tampone approvate dal governo in queste settimane. Bisogna agire anche strutturalmente sul costo dell’energia, che è il più caro d’Europa, e per farlo c’è una via, quella di aumentare lo sviluppo delle energie rinnovabili, che sono anche energie di pace. Sono anche energie che liberano il nostro Paese dalla dipendenza dalle fonti fossili che, come si vede, infiammano i conflitti in giro per il mondo», ha arringato la segretaria piddina.
Per poi rilanciare un grande cavallo di battaglia: la lotta all’evasione fiscale. «Se solo in questo Paese si riuscisse a fare un po’ più di interoperabilità tra le banche e tra i dati della pubblica amministrazione. Bisogna andare in Europa a fare una battaglia chiara con un prossimo governo, e cioè che le tasse si pagano dove si fanno i profitti, non dove conviene», ha detto Elly. Qualcuno le spieghi che il governo Meloni, solo nel 2025, ha recuperato 36 miliardi dal “nero”. Ovvero il 42 per cento in più rispetto a quando si è insediato.
ALLARME NERO
Poteva mancare l’allarme fascismo? Certo che no. «Visto che è da queste parti, suggerirei a Vannacci di andare a fare visita a Dongo per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici. È una fuga, nascosti, da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese, dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler. Basta conoscerla la storia».
A Dongo fu fucilato Benito Mussolini e celebrare il luogo di un’esecuzione non è mai una mossa politica utile a stemperare i toni. Ma la platea radicale impone parole e ritmi specifici. Ed Elly ci sguazza. «Il problema qui è uno: in questa rincorsa a destra tra Meloni, Salvini e Vannacci, chi paga il conto sono gli italiani. Perché non è che Vannacci dica cose diverse da quelle che dicevano Meloni e Salvini prima di andare al governo e gli italiani hanno ottima dimostrazione di dove portano quelle idee. Portano quattro anni dopo a stare peggio». Oggi sarà un’altra storia. La segretaria proverà ad accreditarsi con industriali e manager oppure farà la dura e pura come ieri?