Chissà se anche per le primarie litigheranno sul menù. No, non quello relativo alla pietanza da scodellare come candidato o alle sparate programmatiche. Ma proprio ciò che va servito sui tavoli.
Nei giorni scorsi si è registrata una polemica più al culatello che al fulmicotone per la festa dell’Unità di Modena che ancora fa parlare di sé. È successo che il Pd si è dovuto sorbire contumelie verbali dalla rete «Aria» - ambientalisti, vegani, ecc - proprio per il cibo preparato per la tradizionale festa. Si sa, una volta cannelloni, lasagne e salumi andavano per la maggiore e ancora oggi tengono botta ai banconi. Ma adesso ci sono pure i custodi dei piatti politicamente corretti che non ne vogliono sapere.
E siccome al Pd non ne va una buona, ci mancava pure questa: «Scegliere cosa mangiare oggi - hanno scritto quelli di Aria al Pd modenese - è uno degli atti quotidiani con cui possiamo incidere maggiormente sulla società e sull’ambiente.
LITE SULLA CICCIA
Con queste parole abbiamo scritto al Partito Democratico modenese, sollevando una riflessione profonda sulla coerenza tra le rivendicazioni ecologiche della politica e le scelte messe in campo alla Festa dell’Unità 2026». Insomma, la coerenza politica si misura a tavola. Ma pare più un litigio che fa sembrare la sinistra più piccola di quanto già non sia.
Da una parte associazioni che trattano il menù della Festa come se fosse la politica agricola comune o l’inventario delle emissioni. Dall’altra un Pd che su cibo, territorio e zootecnia non ha una linea chiara e quindi finisce per difendere la salamella come se fosse un principio. Il risultato è una discussione da sagra elevata a prova di coerenza climatica.
Del resto, rivendicano quelli dell’associazione protestataria, «abbiamo evidenziato come la Festa rappresenti storicamente un momento di partecipazione collettiva: prendervi parte è un atto politico, così come lo sono organizzarla, costruirla e realizzarla. Per questo sappiamo che ogni scelta compiuta al suo interno abbia un valore politico, compresa quella del cibo.
COSA C’È SUL MENÙ
Tuttavia, dall’analisi dei menù ufficiali dei ristoranti presenti, emergerebbe un’offerta fortemente sbilanciata: le opzioni prive di prodotti di origine animale risultano relegate a marginali contorni o ridotte a una sola alternativa a fronte di decine di proposte basate su carne e pesce». Poveri compagni... immaginate, che so, la faccia di un Bersani qualunque. Ma come sarebbe a dire, avranno sbottato, la festa dell’unità è un evento popolare che vive di cassa, file e piatti emiliani.
Salamella, cotechino, pesce fritto e secondi di carne non sono un incidente di percorso: sono il prodotto che la gente compra. Lo stesso Pd di Modena quest’anno ha aumentato i coperti proprio per fare cassa e contenere il debito.
TRANSIZIONE ALIMENTARE
Chiedere coerenza climatica è lecito; pretendere che una kermesse di tre settimane diventi un laboratorio di transizione alimentare è un altro discorso. Roba da sganasciarsi di fronte al grave conflitto. Se poi pensiamo che tutto avviene nella terra di Bonaccini c’è da complottare su qualche infiltrazione gastronomica della destra ignorante...
Di questo passo toccherà vietare qualsiasi pietanza tradizionale per non disturbare i mai contenti. Il problema è che non ci si può chiedere di solidarizzare con i martirizzati avventori della festa che pure hanno stomaci giustamente capienti. Ma si sa, sono quelli che criticavano l’olio di ricino e ora mettono al bando grigliate di salsicce e fritto di pesce. Non ci sono più i comunisti di una volta se danno spazio a pretese del genere. Eppure la festa costa e il cibo deve far contento il cliente. Oppure si vorrebbe che mangiasse “Aria”? Tornate seri, per favore, che altrimenti si arrabbia pure Conte che già non vuole il woke, figuriamoci il cibo vegano...