Si chiama “Democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali” ed è uno dei quattro “working group”, ovvero gruppi di lavoro, che fanno capo alla Commissione Libe (Libertà civili, giustizia e affari interni) del Parlamento europeo. Una sorta di “sottocommissione” che ha il compito di verificare eventuali violazioni dei diritti da parte dei governi dei Paesi membri, le cui audizioni e incontri si tengono rigorosamente a porte chiuse. Gli obiettivi sono nobili ma nella pratica si tratta di uno strumento utile solo per cercare di mettere in difficoltà l’esecutivo sgradito di turno.
L’altro ieri, per esempio è toccato all’Italia. E sapete un po’ chi ha avuto l’ardire di chiedere l’avvio di una missione di monitoraggio nel nostro Paese? Il Pd, che dovrebbe cambiare il suo nome in Pai, ovvero Partito anti-italiano. Di questo gruppo di lavoro specifico, per la quota dem, fa parte l’europarlamentare Alessandro Zan. Da lui sarebbe stato architettato l’agguato per provare a gettare fango sul governo, magari organizzando qualche summit con qualche ong in Italia per dire che da noi vige un regime autoritario che mette a rischio i diritti e le libertà civili.
Nello specifico, sono stati sollevati dubbi sul rispetto dello Stato di diritto in Italia in merito alla giustizia, alla libertà di stampa, agli spyware (quei software che raccolgono informazioni senza il consenso degli utenti su internet) e ai diritti Lgbt.
CAMPAGNA ELETTORALE
Un’occasione ghiotta per fare campagna elettorale, specie con l’avvicinarsi delle prossime elezioni politiche. Con tanti saluti alle ripercussioni economiche, turistiche e soprattutto di immagine che una missione di monitoraggio di questo calibro potrebbe causare al Paese, fino a prova contraria retto da un governo eletto dai cittadini e non da una dittatura. Del resto, quanto si è campioni dell’anti-italianità non può che funzionare così...
Ad appoggiare la proposta, oltre al gruppo dei Socialisti e Democratici (quello del Pd), anche i Greens (nessun membro italiano nel gruppo di lavoro di cui sopra) e The Left (fa parte del gruppo l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Pedullà).
Peccato, però, che l’asse Popolari -destre abbia sventato il blitz dei progressisti. Le sinistre, alla resa dei conti, non avevano la maggioranza e la presidente del “working group”, la liberale belga Sophie Wilmès (del gruppo centrista Renew), non ha potuto far altro che constatarne il fallimento. Partita chiusa? Forse. Perché non è escluso che i rossoverdi ritornino alla carica contro l’Italia con l’ennesima richiesta.
I PRECEDENTI
Tra l’altro, nel novembre del 2025 una maggioranza composta da Popolari (il gruppo europeo di cui fa parte Forza Italia), Ecr (Fratelli d’Italia), Patrioti (Lega) e Esn (Vannacci), in seno alla Conferenza dei capigruppo dell’Europarlamento, aveva cancellato dall’agenda un’altra missione in Italia proposta dallo stesso gruppo di monitoraggio della Commissione Libe, nato nel 2018 dopo gli omicidi della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia e del giornalista slovacco Ján Kuciak e della sua compagna.
Nel maggio del 2025, questo organo aveva anche ospitato il direttore di Fanpage Francesco Cancellato per parlare del caso Paragon e l’allora conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Furono invitati anche i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, ma declinarono e inviarono do funzionari governativi. I temi erano lo stato di diritto e la libertà di stampa, a rischio in Italia per i soliti noti. Più tardi si scoprirà che su nessuno dei due c’è mai stata la scure del governo di centrodestra. Ma, si sa, questi sono solo dettagli per gli anti-italiani di professione.