Sono tornati insieme, uno accanto all’altro, sul palco della festa nazionale di Alleanza Verdi Sinistra. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Sono loro il campo largo. Poi si vedrà a quali altri partiti verrà allargata l’alleanza. Su Matteo Renzi - l’ha detto chiaramente il leader del M5s - «c’è un problema di garanzie, di affidabilità che non ci siano compagni di viaggi che con disinvoltura possano scartare per ragione personali».
Ma l’obiettivo principale resta al momento fare presto. «Sbrigamose», è lo slogan rilanciato da Angelo Bonelli. E, come sottolineato da tutti i leader anche al Forum Ambrosetti di Cernobbio, la priorità ora è il programma. «Siamo tutti qui convinti che adesso dobbiamo concentrarci anzitutto sull’affinare un programma comune che, come dico sempre, non parte da zero, ma dalle tante proposte unitarie che abbiamo già depositato insieme: salario minimo, congedo paritario, quella che abbiamo presentato anche sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario», ha detto Elly Schlein.
Poi ci sono gli evergreen, come il riconoscimento dello Stato di Palestina e l’interruzione degli accordi tra Ue e Israele. Ma, a parte gli slogan, di concreto pare esserci ancora poco. Per questo, è Bonelli a lanciare l’idea: «Siamo pronti a trasformare il mese di ottobre in una fase di grande consultazione popolare per la definizione del programma».
Sulle primarie per scegliere il leader della coalizione Schlein rimane possibilista: «Valuteremo se fare un accordo chi prende un voto in più o se fare delle primarie a cui mi sono sempre detta disponibile». La segretaria del Pd è però categorica nell’escludere accordi post elettorali: «Noi abbiamo iniziato a far politica contro le larghe intese, contro i 101 che affossarono Prodi».
Qualche segnale di nervosismo si è percepito quando si è parlato di Ucraina. Il leader del Movimento 5 Stelle resta fermo nel suo no all’invio di armi a Kiev, ma per trovare un punto d’incontro rilancia: «Credo che in una svolta negoziale possiamo tutti riconoscerci, basta a scommettere su una vittoria militare». È la segretaria del Pd a mettere la parola fine alle divisioni: «Abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi che dovremmo discutere allo sfinimento e riuscire a trovare anche su questo una sintesi, perché sarebbe imperdonabile dividersi e regalare un’altra vittoria a Giorgia Meloni». Insomma, “testardamente uniti” contro Meloni... Ma per fare cosa è ancora da capire.