Le piazze pro-Pal si confermano la passerella d’elezione per una sinistra radical-chic alla disperata ricerca di un brivido rivoluzionario a buon mercato. Un conformismo d’élite che indossa la causa palestinese come un accessorio alla moda da sfoggiare nei salotti del centro storico.
Il problema è che oltre ad essere di per sé sgradevole, questa realtà si scontra con la narrazione favolistica delle “piazze pacifista e democratiche” non appena il fanatismo ideologico viene pizzicato dalle telecamere. Mercoledì mentre il Parlamento discuteva del ddl antisemitismo, nella folla filo -palestinese gremita di politici di sinistra la folla levava nitidi slogan di aperto sostegno ai miliziani integralisti, intonando la canzoncina resa nota dalla Zanzara («Viva Hamas, Hezbollah, gloria eterna a Nasrallah») fino a «Hamas, jihad, Fronte Popolare, Palestina libera dal fiume fino al mare».
Il paradosso raggiunge vette comiche con la presenza in prima fila di Laura Boldrini, deputata del Pd e vestale incontrastata del femminismo di palazzo. La paladina del politicamente corretto, sempre inflessibile sulle desinenze, sulle schwa e sulle lezioni di galateo di genere, si ritrova a spasso nello stesso identico perimetro umano e politico di chi sventola con orgoglio i vessilli dell'integralismo religioso più nero. La reazione della pasionaria dem di fronte agli inni sfacciati alla guerra santa? Un confuso, grottesco e smarrito «Chi c’è?» - prima di condannare le bandiere di Hamas - tradisce tutta la cialtroneria e l’impotenza di una classe politica del tutto incapace di contenere i fanatici che essa stessa fomenta pur di raggranellare un manipolo di voti.
Ma il capolavoro assoluto dell’ipocrisia lo firmano le “rivoluzionarie” di casa nostra. Mentre nei talk -show e sui giornali schierati ci fanno la morale sui diritti civili, sul patriarcato e sul linguaggio inclusivo, in piazza le manifestanti della Roma bene strillano senza vergogna di essere «unitissime con la resistenza», strizzando l’occhio a milizie fondamentaliste che fanno della sottomissione della donna, della lapidazione e della teocrazia il proprio pilastro fondativo. Un cortocircuito ideologico semplicemente aberrante: si fanno le pulci agli italiani per una parola fuori posto nei salotti bene, ma si applaude e si giustifica chi la donna la vuole velata, zittita e sottomessa all’imam. È il definitivo, irrimediabile fallimento della sinistra al caviale. Pur di dare contro al governo, a Israele e all’Occidente, la borghesia rosso -antica si dimostra disposta a sfilare fianco a fianco con i fanatici più cupi. Una farsa rivoluzionaria incapace di tracciare una linea di confine tra la propaganda e la complicità morale con il terrore.