Adesso li fissa lei, Giorgia Meloni, i paletti. Destinatario: Roberto Vannacci. Il nome del generale, la presidente del Consiglio, non lo fa. Ma è chiarissimo a chi si riferisca la premier quando, nell’intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio, annuncia che in vista delle elezioni politiche del prossimo anno non saranno possibili alleanze con chi non condivide i punti programmatici della maggioranza in politica estera. Primo tra tutti: il sostegno militare, e politico, all’Ucraina.
«Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove».
La “traduzione” del messaggio è fin troppo semplice: se qualcuno pensa che pur di vincere le prossime elezioni e restare a Palazzo Chigi lei sia disposta a rinnegare quattro anni di politica estera - perché di questo si tratterebbe, in caso di intesa con Futuro Nazionale, da sempre contrario all’invio degli aiuti a Kiev -, si sbaglia di grosso. In questo va letta l’affermazione di non essere una leader «buona per tutte le stagioni»: la stagione atlantista e filo-occidentale, e quella di fatto equidistante, se non pendente verso Mosca, tra Ucraina e Russia proposta da Vannacci e i suoi. A ben vedere, poi, l’affermazione di Meloni sulla continuità in politica estera è anche un modo per sottolineare le fratture nel Campo largo, dove sul conflitto tra Kiev e Mosca la faglia tra il Pd di Elly Schlein e il M5S di Giuseppe Conte non è stata mai ricomposta.
Paletti contro paletti, dunque. Visto che cinque giorni fa era stato il generale, dai suoi account social, a dettare le condizioni al centrodestra per una possibile intesa: «Alleanza su punti programmatici chiari e condivisi e su obiettivi da raggiungere». Ecco, a leggere le parole che Meloni ha affidato al Foglio, la trattativa non è destinata neppure ad aprirsi viste le posizioni di Vannacci - cui Meloni consiglierebbe di leggere “Il Mago di Oz”, «perché perché l’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con l’AI di lui muscoloso condottiero...» - su un dossier fondamentale come la politica estera.
Non bastasse la presidente del Consiglio, ieri anche il vicepremier - e leader di Forza Italia - Antonio Tajani ha ribadito che le posizioni politiche di Futuro Nazionale e del suo partito sono incompatibili: «Se c’è qualcuno che sta dalla parte di Putin e contro il libero mercato e contro l’Europa, non sta dalla nostra parte». Anche perché il partito di Vannacci «è uscito dal centrodestra, non è nel centrodestra. Ha voluto andarsene» dalla coalizione. E la prova sta nel fatto, ha ricordato il ministro degli Affari esteri, che a Montecitorio la pattuglia dei deputati di Futuro Nazionale ha votato «sempre contro il governo. Non si può essere di centrodestra e fare la quinta colonna dell’opposizione. Parlare contro la sinistra è una cosa, sconfiggere la sinistra è un’altra. Non accettiamo lezioni». Futuro Nazionale, intanto, ha i suoi problemi: in Puglia è guerra tra le fazioni del movimento. Il deputato Rossano Sasso ha annunciato l’intenzione di fare piazza pulita dei «nemici interni».