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Giuseppe Conte, scacco matto: Elly Schlein ora è all'angolo

di Pietro Senaldi lunedì 21 settembre 2026

3' di lettura

Abbiamo scoperto dalle sue stesse parole al popolo grillino che Giuseppe Conte condivide con Vladimir Putin il progetto “tabula rasa”. Differente è solo l’oggetto. Il presidente russo vuole spianare l’Ucraina. Il presidente dei Cinque Stelle vuole spianare prima Elly Schlein e il Pd, poi l’Italia; di Kiev se ne sbatte, la sua distruzione è solo un passaggio che gli è necessario per tornare a Palazzo Chigi.

No al riarmo, sì allo Stato di Palestina, una frase che vuol dire tutto e niente sui finanziamenti a Volodymyr Zelenski («continuare a inviare armi allontana la pace»), giustizialismo a manette, spese a tutta birra, nuovo reddito di cittadinanza e più sanità per tutti senza preoccuparsi di indicare come e dove trovare le risorse. Infine, un altro calcetto alla segretaria dem: lei si batte per il salario minimo, lui replica con il lavoro minimo: teniamo gli stipendi come sono adesso ma diminuiamo le ore in fabbrica e in ufficio; Giuseppi è forse l’unico in Italia a non sapere che abbiamo il record di occupati e carenza di addetti.
Ma è inutile preoccuparsi troppo, è tutto colore. Il leader di M5S ha fatto votare dagli iscritti al Movimento i punti del programma con cui vuole presentarsi alle primarie del campo largo con percentuali intorno al 95%, superiori a quelle che lo zar otterrà nelle imminenti libere elezioni politiche della Russia. Questo gli dà forza nelle trattative con i disallineati del campo largo, quando bisognerà stilare il programma.

Cinico e concentrato sull’obiettivo, l’ex premier ha usato l’appuntamento di Nova per occupare l’area dell’estremismo grillino e pacifista che Alessandro Di Battista, visto il percorso di cura che deve intraprendere, difficilmente potrà presidiare in campagna elettorale con un partito tutto suo. La sfilata di mostri che ha fatto intervenire a Nova, da Tomaso Montanari a Francesca Albanese, da Angelo D’Orsi a Ginevra Bompiani, è la conferma della strategia.

Poi il leader di M5S si è concentrato sul Pd e lo ha colpito al cuore, sfruttando la debolezza della segretaria e sperando di farlo esplodere con argomenti che i dem non possono accettare. Imbeccato dal suo burattinaio Marco Travaglio, Conte punta sul fatto che la divisione ormai non è più tra destra e sinistra, ricchi e poveri ma tra pace e guerra. Pur avendo aumentato le spese militari quando governava, lui è l’uomo della pace, più o meno quanto lo sono i leader di Alternative für Deutschland. Basta aiuti all’Ucraina dunque e sì alla Palestina. Questo rischia di scatenare la guerra in Europa e di portare all’invasione di Gaza o all’esplosione del Medio Oriente, ma sono dettagli che gli elettori a cui si rivolge Giuseppi non colgono.

Andiamo al nocciolo: smettere di finanziare Kiev e non partecipare al piano di riarmo comune per l’Italia significherebbe uscire dall’Unione Europea. La prova è che il governo spagnolo di Pedro Sanchez, sedicente pacifista, a giugno ha approvato l’aumento della spesa militare e stanziato un miliardo per Zelenski nel 2026. Tenere fuori dal campo largo Matteo Renzi come vuole Conte, non solo per vendetta ma perché il rottamatore è detestato dalla base grillina e mal sopportato da metà di quella dem, significa rischiare di perdere elezioni che i maggiorenti della sinistra già si sentono in tasca.

Conclusione: è solo panna montata; o meglio, è che il leader grillino è entrato in modalità anti-Schlein, e ci resterà fino all’esito delle primarie. Se le vince, Elly sparisce. Se le perde, otterrà un risultato che comunque gli consentirà di trattare per sé qualsiasi poltrona. Se le primarie invece non ci saranno, poiché Nova ha dimostrato che è l’unico vero leader del campo largo che ha dietro di sé una base compatta, avrà la parola decisiva nell’indicare il federatore che metterà tutti insieme per il voto e salterà come un tappo di champagne dopo le elezioni per il Quirinale.

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