“Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto, nel senso che io chiaramente ho letto questa interpretazione delle parole di ieri del Presidente della Repubblica che erano delle parole per contestare l'iniziativa del governo” sulla limitazioni degli studenti stranieri in classe, “ma personalmente non la leggo così. Non la leggo così perché il Presidente della Repubblica, per l'appunto, dice che la scuola deve non creare ghetti”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite a ‘Cinque Minuti’ in onda questa sera, martedì 22 settembre, su Rai1.
“Ora, il ghetto è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire un ghetto. Il Presidente della Repubblica parla di superare le incomunicabilità e qual è la base per superare l'incomunicabilità? E’ la lingua. Tant'è che noi parliamo, appunto, di una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua. E, tra l'altro, voglio dire, oggi lo hanno scritto diversi quotidiani, il Presidente della Repubblica quando era Ministro dell'Istruzione, redigeva circolari che, più o meno anche lì invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso. E io quindi, mi pare che sia giusto, buon senso”, conclude la premier.
E sullo stop al burqa: "Sono norme di buonsenso che servono anche per un fatto di sicurezza", provvedimenti "simili che vietano di presentarsi con il volto coperto esistono in mezza Europa e in molti Stati islamici. Molti opinionisti del mondo islamico leggono questa misura" che "non ha nulla a che fare con la misura della discriminazione".
“Sono chiaramente dispiaciuta perché noi abbiamo fatto un lavoro da questo punto di vista molto complesso in questi anni che ci ha portato a diminuire il deficit. E quindi, insomma, è il classico ‘hai fatto trenta, eri molto vicino al trentuno’. Chiaramente, stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che andremo avanti per quella che era la tabella di marcia”, le parole di Meloni commentando i dati diffusi dall'Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025 (3,1%) che non permetteranno all'Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo. Mi rammarica perché nella stessa giornata l'Istat dice anche che rivede le stime di crescita italiana del 2024. C'era stato un errore del 30%, accaduto tutti gli anni che dopo sono state riviste al rialzo. Non so se l'Istat sottostimi gli italiani o il governo ma sta accadendo. Mi spiacerebbe se questo accadesse anche tra due anni e dovessimo scoprire che stavamo sotto il 3% e le stime erano troppo prudenti", ha aggiunto la premier.
"Se non passa la legge elettorale con le preferenze si va al voto? Io ho detto in realtà un'altra cosa - ha precisato la leader di FdI -. Ho detto che quando non è passato l'emendamento sulle preferenze alla Camera, con voto segreto, si è detto che il governo non aveva più la fiducia nel Parlamento. Chiaramente nel momento in cui torna alla Camera credo che vada fatta chiarezza sull'accusa che veniva fatta", "se non c'è la fiducia del governo, penso che ne dobbiamo prendere atto”.
Sul bollo auto, "le critiche che sto ascoltando da diversi presidenti di regione, particolarmente dei partiti dell'opposizione, sono strumentali. Ho sentito anche accuse abbastanza gravi da esponenti del Movimento 5 Stelle, atteso che sto ancora cercando di pagare 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa mi fa abbastanza sorridere, quindi è falso, niente viene tagliato alla sanità regionale".
Infine anche un commento sulla segretaria del Pd: "Oggi il segretario del principale partito di opposizione”, Elly Schlein, “è evidentemente un interlocutore naturale per me, ma non perché io scelga i miei interlocutori, ma perché io riconosco e rispetto gli interlocutori che i cittadini scelgono e in questo caso è ovviamente il segretario del partito di maggioranza relativa nell'opposizione è l'interlocutore naturale".