«I membri eletti del Consiglio federale mi hanno confermato all’unanimità la fiducia, ma io ho ribadito che voglio andare a Congresso. Così chi ha qualcosa da dire lo dirà. E poi sotto a lavorare per la Lega e gli italiani». Non fa retromarcia Matteo Salvini e il giorno dopo l’annuncio a sorpresa di Pontida conferma - dopo quattro ore di Consiglio federale - che metterà sul piatto la sua segreteria. Dunque sarà un congresso elettivo, che si terrà da qui a un mese «magari a Milano, dove si vota e dove il nostro candidato sarà Silvia Sardone».
La data però non c’è ancora: «Non siamo un partito finto, c’è una Commissione regolamento che dovrà scrivere le norme» e indicare le possibili date. Qualcosa però si può già dire: i delegati saranno in gran parte quelli che c’erano a Firenze un anno e mezzo fa, perché la carica dura quattro anni. Dovranno al limite essere sostituiti quelli che non ci sono più per i motivi più svariati.
CHI C’ERA E CHI NO
Al Federale che si è svolto solo in presenza, senza collegamenti («perché in certi momenti bisogna parlare guardandosi in faccia», spiega Salvini) c’erano quasi tutti, ma non tutti i governatori: «Però non ricamateci sopra - avverte il segretario -: Stefani ha avuto un incidente, Fugatti e Fedriga avevano impegni istituzionali già presi», così come Luca Zaia che è volato in Armenia. «Del resto ho convocato la riunione la domenica per il lunedì e nessuno sapeva nulla...». Assente giustificato anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
C’erano invece Massimiliano Romeo (che ha lasciato in anticipo la riunione) e Attilio Fontana e pur senza alzare i toni è con loro che alcuni membri del Federale se la sono presa, arrivando anche a dire che il libro del segretario lombardo è stato «il peccato originale» del calo elettorale della Lega in questi mesi. AL che alcuni di loro hanno deciso di lasciare la sala della riunione.
Difficile ad oggi dire se l’asse dei governatori deciderà di presentare un proprio candidato o una mozione sul riassetto del partito. Ci stanno ragionando e nei prossimi giorni potrebbero sentirsi e vedersi per discuterne. Salvini, però, sembra sfidarli quando dice: «Io conto che ci sia almeno un altro candidato». Poi stuzzica i lombardi: «Sono arrabbiati? Lo dico da lombardo, hanno cinque ministri su cinque, ad essere arrabbiati dovrebbero essere tutte le altre regioni...».
Nella riunione non si è parlato di assetti o cariche. «Se ne parlerà davanti a tutti i militanti che sceglieranno». Salvini ha invece ribadito la linea dure, anche con gli alleati, su alcuni demi «imprescindibili» per la Lega. «Da troppo tempo stiamo aspettando i 10mila militari addestrati e armati da mettere in strada per la sicurezza. Perché questa attesa? Chiedetelo a chi si occupa dei soldati (il ministro della Difesa Guido Crosetto, ndr); questa settima arriverà in Cdm il provvedimento contro le classi ghetto che è da mesi sulla scrivania del ministro Valditara. Le parole di Mattarella? Credo che se in una classe si parlano 15 lingue non sia possibile insegnare e imparare. Quindi sono certo che anche Mattarella la pensi come me».
MURO SULLE PENSIONI
L’altro fronte caldo è quello delle pensioni. Ieri il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini (commissione Finanze) aveva invitato la Lega a «fare i conti con la realtà». Replica Salvini: «Se abbiamo giustamente trovato oltre due miliardi per cancellare il bollo, ne troveremo 1,6 per iniziare la riforma delle pensioni e cancellare definitivamente la legge Fornero. Non vedo il problema». Duro anche il vice di Salvini, Claudio Durigon: «La riforma delle pensioni per noi non è in discussione». Insomma per quest’ultimo anno di legislatura la Lega promette di essere un po’ più di lotta e un po’ meno di governo. Lo stesso Calderoli a Pontida aveva messo un bel paletto sull’Autonomia: «O si approva in fretta, con i tempi usati per la legge elettorale, o alle prossime votazioni la Lega non ci sarà...». Infine il segretario del Carroccio ha parlato anche di elezioni: «Sono sicuro che il centrodestra vincerà senza aiutini (leggi alleanza con Vannacci, ndr) e la Lega sarà sopra il 10%.