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D'Alema, Bersani e Bindi? Ecco cosa dicevano sul tetto agli stranieri: che figura...

di Tommaso Montesano giovedì 24 settembre 2026

3' di lettura

Proprio loro gridano alla «squallida strumentalizzazione» del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come ha fatto Francesco Boccia, capogruppo dei senatori del Pd. Proprio loro, i parlamentari del Campo largo che subito dopo l’intervento con il quale il Capo dello Stato il giorno prima, ad Amatrice, aveva inaugurato il nuovo anno scolastico, avevano colto la palla al balzo per piegare le parole di Mattarella in chiave anti-Meloni sugli alunni stranieri nelle scuole.

DA CHE PULPITO
Eppure è successo. Dopo che la premier aveva ricordato che anche Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione, aveva emanato un paio di circolari per contenere la presenza degli studenti figli di immigrati nelle aule italiane. Proprio Boccia, che 24 ore dopo avrebbe indossato i panni del moralizzatore, aveva tirato la giacca del presidente della Repubblica: «Mattarella ha ricordato una cosa essenziale. La scuola deve unire, non dividere. Il richiamo del presidente della Repubblica alla necessità di non creare ghetti dovrebbe essere ascoltato dal ministro Valditara. Meno propaganda identitaria e più politica scolastica. È questa la strada da perseguire che chiediamo al governo». Ecco il senatore Michele Fina: «Per fortuna esiste Mattarella, che ricorda quale Costituzione abbiamo». Il gioco è sfacciato: usare il discorso del Presidente per colpire una misura del governo ancora in gestazione: «L’annuncio di un provvedimento fatto a fine legislatura ha già il sapore della propaganda». L’elenco è lungo. C’è il solito Pierfrancesco Majorino, uomo forte del Pd in Lombardia: «Il bullismo di governo operato da Giorgia Meloni ai danni di bambine e bambini, figli di famiglie di immigrati, è terribile. Come rendiamo la scuola più inclusiva, per usare le parole del presidente Mattarella?».

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C’è Sara Funaro, sindaco di Firenze del Pd: «Grazie al presidente Mattarella, che ha messo un fermo su questa deriva che rischia di mandare un messaggio pericoloso».
Ma chi strumentalizza non sono loro: è Meloni. «Tirare per la giacca il presidente della Repubblica cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione», scandisce Elly Schlein, segretaria dem, non appena le agenzie di stampa riportano le parole della premier sulle circolari dell’allora ministro Mattarella.

LE FIRME SOTTO CIAMPI
Chiara Braga, omologa di Boccia a Montecitorio, segue il canovaccio: «Meloni tira in ballo in modo squallido il presidente della Repubblica. La scuola non deve alzare barriere. È esattamente il contrario di ciò che la sua proposta vuole fare». Eppure anche i padri nobili della sinistra attuale, nell’estate del 1999, misero le loro firme su un testo normativo che si preoccupava di stabilire che «la ripartizione degli alunni stranieri» nelle aule scolastiche sarebbe dovuta avvenire «evitando la costituzione di classi» in cui risultasse «predominante la presenza di alunni stranieri». Presidente della repubblica era Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Consiglio era il leader degli allora Democratici di sinistra - Ds - Massimo D’Alema. Fu il suo esecutivo, in occasione del consigli dei ministri del 4 giugno e del 4 agosto 1999, ad approvare il regolamento attuativo «del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero» (la legge “Turco-Napolitano” del marzo 1998, sotto il primo governo di Romano Prodi). Al cui interno spiccava, appunto, il tetto sulla presenza degli alunni stranieri. Un governo nel quale il vice di D’Alema era Mattarella e tra i ministri che «di concerto» proposero l’adozione del regolamento - poi emanato da Ciampi - c’erano pezzi da novanta del progressismo nostrano: il comunista Oliviero Diliberto alla Giustizia, Rosy Bindi alla Sanità, Pierluigi Bersani all’Industria, Livia Turco alla Solidarietà sociale e Luigi Berlinguer all’Istruzione.

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