Il partito-caserma ha scoperto l’ammutinamento. Resta soltanto da capire quanti siano realmente i soldati. A Sassari, il Comitato 643 di Futuro Nazionale ha annunciato l’abbandono in blocco del movimento fondato da Roberto Vannacci. Cinquecento iscritti, sostiene il referente Marcello Orrù, ex consigliere regionale del Partito sardo d’Azione, sarebbero pronti a riconsegnare la tessera del generale per aderire a Italia Domani, la nuova formazione politica di Marco Rizzo. Il passaggio è già singolare: dalla «vera destra» proclamata da Vannacci all’ex comunista Rizzo, passando direttamente sopra le vecchie categorie politiche.
Ma il caso diventa irresistibile quando Futuro Nazionale decide di controllare l’elenco dei presunti disertori. Risultato: 488 tesserati su circa 500 sarebbero stati registrati con lo stesso indirizzo, lo stesso numero di telefono e la stessa email. Tutti recapiti riconducibili a un’edicola. Più che un comitato politico, un condominio elettorale. Anzi, un’edicola abitata da quasi cinquecento sovranisti.
La lettera di addio è stata indirizzata a Vannacci, al coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e alla responsabile del tesseramento Annamaria Frigo. Orrù chiede formalmente di «procedere alla cancellazione dagli elenchi degli iscritti di tutte le tessere riconducibili al comitato» e di ricevere conferma scritta dello scioglimento.
Il tono burocratico dura poco. Subito dopo arrivano le cannonate: «Vannacci ha costruito più una caserma che un partito politico. Alcune idee le condividiamo, ma c’è una differenza sostanziale: Vannacci è un dilettante, Rizzo è un politico che conosce la materia». Per un generale, essere accusato di avere costruito una caserma potrebbe persino sembrare un complimento. In politica, però, significa avere scambiato gli iscritti per sottoposti, il confronto per una catena di comando e i dirigenti territoriali per caporali incaricati di eseguire gli ordini. È precisamente l’accusa che da qualche tempo emerge dalle periferie di Futuro Nazionale: decisioni calate dall’alto, incarichi distribuiti senza sufficiente trasparenza, scarsa partecipazione della base.
Il coordinamento regionale guidato da Gianluca Dessì, sindaco di Villasimius, restituisce però il fuoco e offre una versione molto diversa. Da mesi, sostiene, Orrù avrebbe sollecitato il riconoscimento di un incarico. Nel frattempo sarebbero arrivate segnalazioni sulla reale consistenza del Comitato 643 e sul suo tesseramento. Quando la dirigenza avrebbe chiesto di incontrare direttamente gli iscritti e di ricevere chiarimenti, il dialogo si sarebbe improvvisamente interrotto.
La conclusione di Futuro Nazionale è altrettanto ruvida: «Le cariche non vengono assegnate sulla base di numeri semplicemente dichiarati». E chi pensasse di utilizzare il partito per le proprie ambizioni personali, avverte il coordinamento, durerebbe «meno di un gatto in tangenziale». C’è un’altra incrinatura nella versione dell’esodo compatto. Orrù nega che si tratti di iscritti fantasma e dichiara di essere impegnato a «traghettare» gli ex iscritti verso Italia Domani e certo che lo seguiranno. Dunque non tutti avrebbero ancora espresso individualmente la scelta di passare con Rizzo. Il numero cinquecento, almeno per il momento, è una dichiarazione politica, non un dato certificato.