Con ogni probabilità ci aspetta un anno di campagna elettorale dal momento che potremmo votare esattamente ad ottobre del 2027. Le forze politiche devono trovare temi forti su cui impostare la campagna elettorale. Nicola Fratoianni prova a farsi largo nel dibattito con questo post: “Con Meloni hai perso uno stipendio all’anno”. Caspita. Dopo quattro anni di governo Giorgia gli italiani avrebbero perso quattro mesi di stipendio perché fagocitati dall’inflazione. “Me cojoni”, direbbero a Roma. La tecnica è collaudata. Si prende un tema sentito; come appunto l’inflazione. Chi può negare che in questo momento i prezzi stiano salendo a causa soprattutto dei prezzi alla pompa? Nessuno! Come si fa a sommergere e far dimenticare la mossa di Eni? Mi invento frasi ad effetto prendendo spunto da una cosa che tutti vedono e la spalmo a ritroso negli ultimi quattro anni. Facendomi forza di un articolo di Tito Boeri su Repubblica in cui si dice che «da inizio 2022 la fiducia dei consumatori è calata del 10%». Eh vabbè, la fiducia è un sentimento. Valla a misurare.
CHE FIGURA...
Poi, poco dopo, sempre Boeri riciccia di nuovo questo 10% scrivendo che «i salari hanno perso in questi anni quasi il 10% del loro potere d’acquisto». Fonte? Nessuna. Una frase buttata lì. E Fratoianni coglie lo spunto per uscirsene con la trovata dei quattro stipendi persi in quattro anni. Su 14 mensilità (tredicesima e quattordicesima incluse) sono -28%. Vabbè, tombola. Anche i media più accondiscendenti verso la sinistra si sono resi conto dell’enormità dell’idiozia di Fratoianni e non hanno minimamente rilanciato il post sapendo che avrebbero esposto il leader di AVS ad una figuraccia ciclopica. Pagella Politica, cui invece piace vincere facile, ha fatto un lavoro egregio. Dati Istat alla mano ha dimostrato che in tutti gli anni le retribuzioni sono cresciute sempre più dell’inflazione. Tranne che nel 2022 quando Giorgia Meloni ha però governato per un solo mese. Sicuramente la premiata ditta Fratoianni-Bonelli ci dimostrerà che è proprio nel mese di dicembre 2022, con Meloni appena insediata, che è crollato tutto. Mica con l’invasione russa in Ucraina avvenuta il precedente febbraio...
Ma sono anche le statistiche internazionali, a confermare la validità del lavoro di fact checking di Pagella Politica. L’Ocse certifica che il reddito procapite disponibile degli italiani è cresciuto del 2,6% dal 2022 al 2025; al netto dell’inflazione. Cioè il reddito “disponibile” è cresciuto dell’inflazione più un altro 2,6%. Ho inserito fra virgolette il termine “disponibile” che è sinonimo di “netto”. Perché la truffa comunicativa quando si parla di reddito sta proprio nel fatto che spesso si omette di dire se è “netto” o “lordo”. Non è una questione di lana caprina. Quando voi guardate la vostra busta paga cosa finisce nel vostro conto corrente? Ovviamente il netto non il lordo. Ma spesso gli economisti e i politici in malafede confrontano la crescita della retribuzione lorda con quella dell’inflazione. Ma sulla retribuzione lorda il governo non può farci nulla a meno che non si parli di pubblico impiego. Dove peraltro si sono registrati ben tre aumenti contrattuali negli ultimi cinque anni con questo governo.
I CONTRATTI
La retribuzione lorda dipende dai rinnovi contrattuali anche nel settore privato. Da una parte le associazioni datoriali e dall’altra i sindacati. Lì la firma del nuovo contratto non può dipendere dal governo sebbene abbia meritoriamente messo a disposizione un super sgravio fiscale sugli aumenti derivanti dai rinnovi. Talvolta quindi può benissimo succedere che le statistiche dicano che la retribuzione lorda in certi settori sia cresciuta meno dell’inflazione. Ma con il taglio del cuneo fiscale e delle aliquote Irpef, le retribuzioni nette sono cresciute sempre -sottolineiamo sempre -più dell’inflazione. Dati Istat oOcse alla mano. Il Governolasua parte l’ha fatta. Anzi questi sgravi sacrosanti spesso paradossalmente finiscono per rendere meno urgenti certi rinnovi. Soprattutto quando al di là del tavolo ci sta Maurizio Landini che deve giustamente occuparsi della vera emergenza: il “fassismo”.