"È Gualtieri il famoso terzo nome che Conte avrebbe voluto lanciare nella corsa per la premiership del centrosinistra?". Alla domanda di Repubblica, il deputato dem Claudio Mancini, che del sindaco di Roma è amico fraterno, ha risposto aprendo uno spiraglio: "Gualtieri si ricandida a Roma e fra un mese apre la campagna elettorale, ma non è — né può essere — indifferente allo scenario nazionale che nel 2027 vedrà le elezioni politiche intrecciarsi con quelle amministrative".
Parole che sembrano essere un vero e proprio assist all'ipotesi di Gualtieri federatore e leader del centrosinistra. Poi però, quando gli è stato chiesto se il sindaco della Capitale possa tornare in auge come terzo nome in grado di mettere d’accordo tutti, ha risposto: "Non credo. Roma non è un gioco di società che si può interrompere a comando".
Mancini, inoltre, ha aggiunto: "Io non posso rispondere per lui, però vedo che da mesi si parla sui giornali di quale possa essere il modo migliore con cui scegliere il leader del campo progressista. Si oscilla tra l’indicazione del capo-partito più votato, le primarie, una figura terza di garanzia. E mi pare che questa attenzione non sollecitata per Roberto, come per altri sindaci e presidenti di Regione, finisca per segnalare la grande distanza che c’è tra le aspettative dell’opinione pubblica e la nostra discussione, tutta interna al ceto politico".
Parlando delle primarie, invece, il dem ha spiegato: "Prima di dire se sono o no inevitabili aspetterei l’entrata in vigore della legge elettorale che prevede l’indicazione obbligatoria del candidato premier nel programma: una norma che noi contestiamo e sarà oggetto di uno dei ricorsi alla Corte costituzionale. Anche per questo trovo ragionevole che le primarie, se si faranno, si tengano dopo il pronunciamento della Consulta". Secondo lui, infatti, "definire le scelte della coalizione senza la certezza delle regole di voto sarebbe imprudente perché tanti punti di dubbia costituzionalità possono modificarne la natura, come accadde per l’Italicum".
Infine, ha precisato: "Con l’entrata in vigore del Melonellum bisognerà comunque superare la soglia del 42%. Al momento il blocco Pd-M5s-Avs è stimato tra il 36 e il 39 per cento. Non basta. Serve una candidatura a premier che mobiliti i nostri, attragga gli indecisi e dia forza e coraggio a una galassia di sigle che al centro si stanno organizzando, ma sono ancora troppo piccole per dare un contributo decisivo al successo del centrosinistra".