Giorgia Meloni fa la storia. Come ricordato da Giovanbattista Fazzolari è "il primo presidente del Consiglio della Terza Repubblica", nonché primo presidente del Consiglio donna della storia della Nazione e capo del governo più duraturo della storia della Repubblica. Tutto questo - spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio in un'intervista al Foglio - fa sì che "oggi Palazzo Chigi conta di più di prima e coordina meglio le decisioni dei singoli ministri. Meloni con la sua autorevolezza ha costituito un premierato di fatto, e per questo dico che è il primo presidente del Consiglio della Terza Repubblica".
E al giornalista che maliziosamente gli chiede delle voci sul futuro di Meloni alla Presidenza della Repubblica dopo Mattarella, risponde: "Non credo che sia nelle sue ambizioni" e "non penso proprio nel 2028 ma, visto che è così giovane, in futuro chissà…". In ogni caso non è "scandaloso" immaginare "una personalità di estrazione conservatrice, alla quale gli italiani riconoscano equilibrio e capacità di seguire l’interesse generale della nazione".
Diverso parere su Roberto Vannacci: "Non vedo alcuna differenza tra Vannacci e Giuseppe Conte. Sono come i Barbapapà, per dirla come Giorgia, perché cambiano forma in base alla convenienza. E noi non ci alleiamo con chi fa così. Il passato offre conforto, non è la prima volta che qualcuno cerca di fare un’operazione per sfasciare da destra il centrodestra. Angelino Alfano, all’inizio, quando fece il suo partito, era stimato al 10 e poi non ebbe successo. Fini, quando ruppe con il Pdl, era stimato all’8,5 per cento e poi prese lo 0,4 Collocarsi alla nostra destra è complicato, per il semplice motivo che molti di noi provengono dal Fronte della Gioventù".
Infine immancabile la domanda sulla data del voto: "Se passa la legge elettorale, se insomma non votiamo subito perché cade il governo, le opzioni sono due: settembre, alla scadenza naturale, oppure giugno. La seconda ipotesi consentirebbe di tornare alla normalità del ciclo elettorale e permettere al nuovo Governo di fare la legge di bilancio con un minimo di serenità". Votare in autunno "vorrebbe dire ripetere quello che questo governo si è trovato a dover fare nel 2022, con la prima manovra scritta in pochissimi giorni e senza dare al Parlamento i tempi consueti per valutarla".