Niente franchi tiratori. Nessun colpo di scena. La Camera ha approvato definitivamente la riforma della legge elettorale con 227 voti a favore e 164 contrari. L'assenza di Giorgia Meloni in Aula aveva spento, prima ancora del voto, le già sparute speranze delle opposizioni relative a una possibile bocciatura. "Non c'è nemmeno la Meloni, vuol dire che sono sicuri del voto", dicevano tradendo un filo di delusione già di prima mattina alcuni deputati del Pd.
Ma se da un lato la premier era assente, dall'altro non mancavano Elly Schlein - nonostante il raffreddore - e Giuseppe Conte. A parlare per primo è proprio il leader dei 5 stelle. L'ex premier entra in aula poco prima di intervenire, ha qualche foglio sotto il braccio. E un po' di raucedine. "È lo stesso virus di Schlein", scherzano i grillini. A sorpresa Giuseppi tira fuori delle foto: "Ecco qui Scarpinato, è con Falcone al lavoro e con Borsellino", spiega. Poi cambia immagine: "Qui abbiamo Delmastro avvinghiato a Caroccia, prestanome di un clan camorristico, e abbiamo la presidente dell'antimafia Colosimo con le mani intrecciate a Ciavardini, che è stato condannato con sentenza passata in giudicato come esecutore materiale della strage di Bologna del 1980. Ecco, per chi dimenticasse e avesse perso la memoria...". Dai banchi dei pentastellati parte la standing ovation.
Arriva il turno di Elly. Conte, che era momentaneamente uscito dall'emiciclo, torna in Aula. Ma non si siede: rimane in piedi, proprio sotto i banchi del Pd. Durante l'intervento della segretaria del Pd, annuisce per tutto il tempo.
Le parole della leader dem scatenano l'applauso di tutti i deputati del centrosinistra. Ma non quello di Conte, che rimane impassibile. Un particolare che non sfugge a Donzelli, che nel suo intervento lo fa notare. E da lì si scatena: "Tra pochi minuti, se questa legge verrà approvata, l'Italia entrerà nella Terza Repubblica". Il lato destro dell'Aula è in visibilio.