«Prendo le distanze dall’occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati, così come in ogni luogo del mondo». Secondo la testata Jewish Insider è la dichiarazione che la società Reggio Children, controllata al 51% dal Comune di Reggio Emilia, ha chiesto di firmare a un centinaio di insegnanti della prima infanzia provenienti dagli Stati Uniti e da Israele, che da oggi a venerdì avrebbero dovuto partecipare a una visita di studio in città sul cosiddetto «metodo Reggio Emilia» nell’educazione. Una richiesta specifica per i docenti di religione ebraica. Il gruppo proveniente dagli Stati Uniti, composto da 71 insegnanti, ha risposto annullando il viaggio. L’arrivo dei 25 provenienti da Israele è previsto oggi.
A chi collabora con Reggio Children viene chiesto di condividere quanto scritto nella Carta “Per una educazione democratica e partecipata”. Un documento in cui si dichiara di difendere i diritti umani, contrastare ogni discriminazione (compresa quella religiosa), ripudiare guerra e genocidi, educare alla nonviolenza e prendere le distanze dalla violazione dei diritti dei bambini «in ogni parte del mondo». Un testo generico, che non crea problemi. Agli insegnanti ebrei, però, è stato imposto un “addendum”: quella dichiarazione, riportata da Jewish Insider, in cui si impegnano a rinnegare ogni legame con il governo israeliano.
I PRO-PAL E LA CGIL
Uno di questi docenti, Pesha Kletenik, direttrice della Manhattan Day School, ha raccontato così la vicenda: «La città si è opposta alla visita del nostro gruppo al centro e alle sue scuole materne a causa della nostra identità di sionisti. È stata indetta un’assemblea cittadina con la partecipazione di diverse centinaia di persone, accompagnata da una grande protesta all’esterno del centro. Le nostre identità sono state rese pubbliche e i nostri profili sui social media, sia personali che istituzionali, sono stati esaminati e interpretati come una dimostrazione del nostro sostegno a Israele e all’Idf», l’esercito israeliano.
Le cronache reggiane dicono che prima sono insorti gli attivisti pro-Pal. Il Resto del Carlino racconta che uno di loro, Cosimo Pederzoli, vicino a Sinistra italiana, ha chiesto «quali valori condivide Reggio con le scuole ebraiche americane che ospitano soldati e supportano le forze di difesa israeliane». Le famiglie di Reggio Children hanno fatto sapere che non avrebbero accettato che «chi rappresenta uno Stato che sistematicamente porta avanti violazioni e atrocità possa partecipare, anche solo per un giorno, alla comunità che cresce i nostri figli».
Si è mobilitata anche la Cgil locale, che ha chiesto di annullare la visita degli insegnanti delle «scuole ebraiche, statunitensi e israeliane», perché «chi si rende responsabile di violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario deve essere isolato». E «se non si riesce a farlo sul piano politico ed economico, occorre interrogarsi anche sulle responsabilità e sulle relazioni sul piano culturale, diplomatico e istituzionale».
Il 7 ottobre è arrivato l’annuncio di Reggio Children: «Al gruppo di insegnanti ed educatori di scuole ebraiche, che partecipa a titolo personale, è stata chiesta, in risposta alle preoccupazioni emerse in città, un’ulteriore presa di distanza, esplicita, dalle politiche del governo Netanyahu».
«COME GOEBBELS»
Dalla vicina Bologna Daniele De Paz, presidente della locale comunità ebraica, denuncia una situazione «assolutamente preoccupante. Quando l’appartenenza ebraica diventa motivo di condizionamento o esclusione, non siamo più nel campo del legittimo confronto politico, ma in quello della discriminazione. Ed è ancora più grave che ciò avvenga proprio negli ambienti che dovrebbero educare al pluralismo, alla libertà di pensiero e al rispetto delle differenze». È «un allarme», avvisa, «che non riguarda soltanto gli ebrei, ma la tenuta democratica dell’intera società».
Il più duro è Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano. Metodi e clima visti in «certi Comuni emiliani», denuncia, «ricordano molto quelli di Goebbels e quanto scriveva il gerarca fascista Roberto Farinacci: “Ebrei razza immonda da seppellire in quanto tali”». Un’accusa difficile da digerire per la città che si vanta della Medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. «Dittatorialmente», argomenta Meghnagi, si impone a quegli insegnanti di prendere posizione su una vicenda politica «solo ed esclusivamente perché per il Comune di Reggio Emilia appartengono alla “razza ebraica”. È un principio di schedatura su base razziale». Conclude chiedendo che «l’amministrazione comunale di Reggio Emilia si dimetta».
Il sindaco Marco Massari nega ogni intento antisemita e chiede di «non confondere una richiesta di tutela dei diritti dei bambini con una discriminazione». Ciò che ha fatto la società controllata dal suo Comune, però, è ormai un caso politico nazionale. Matteo Salvini invoca le dimissioni del sindaco e domanda: «Siamo tornati alle leggi razziali del secolo scorso per compiacere gli estremisti islamici?». Anche per Lucio Malan, capogruppo di Fdi in Senato, «una cosa simile non può restare senza conseguenze». È «preoccupante», avverte, «che dal Comune emiliano non giungano né smentite né prese di distanza».