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Emilia Romagna, il piano del Pd per le case popolari: prima gli immigrati

di Andrea Muzzolon sabato 17 ottobre 2026

3' di lettura

Arriva il regalo del Partito democratico agli immigrati. Non una novità, certo. Ma in Emilia Romagna si sono superati. Il tema è quello della casa. L’emergenza abitativa è da giorni in cima alle priorità dei giovani dem, che stanno manifestando a Roma, accampati con le tende in piazza Bologna. Ecco quindi che dal Palazzo della Regione, dove siede il governatore Michele De Pascale, è arrivato il colpo di genio. Per sostenere i giovani alla ricerca di un alloggio? No, non sia mai. Al contrario, per favorire gli stranieri che fanno richiesta di una casa popolare. La Regione ha cancellato dalle norme sull’Edilizia residenziale pubblica il requisito della residenza storica. Nel concreto, significa dire addio a punteggi extra nelle graduatorie di assegnazione per chi risiedeva da più tempo nel territorio comunale.
Proprio questo meccanismo permetteva di premiare i cittadini italiani, rispetto agli immigrati arrivati da poco nel nostro Paese.

Il punto che lascia maggiormente esterrefatti di questa scelta è che si tratta di un nuovo, ennesimo, caso della sinistra che sbugiarda sé stessa. La residenza storica era stata infatti introdotta nel 2018 sotto la presidenza di Stefano Bonaccini, con una legge regionale che consentiva ai Comuni di inserire punteggi premiali aggiuntivi nelle graduatorie Erp. La modifica di quanto deciso allora dalla sinistra è stata portata in commissione dall’assessore alla Casa di Avs Giovanni Paglia. Per cambiare il meccanismo, la giunta rossa si è aggrappata ad alcune deliberazioni della magistratura. Una sentenza della Corte costituzionale dello scorso gennaio aveva stabilito che la residenza storica o pregressa non può prevalere sul principio dello stato di bisogno, che deve restare il criterio fondamentale per l’accesso ai servizi sociali e alle case popolari.

Detto fatto. Dalle parti dell’Emilia Romagna non vedevano l’ora di cogliere la palla al balzo per intervenire su una norma che era stata fortemente voluta dall’opposizione di centrodestra. Da adesso solo i singoli Comuni potranno premiare l’anzianità di residenza, assumendosene la responsabilità esclusiva.
«L’onere delle graduatorie e le conseguenti tensioni sociali ricadranno interamente sui singoli Comuni», denuncia la capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia Romagna, Marta Evangelisti. Il risultato sarà regole diverse da una città all’altra e sindaci esposti ai ricorsi. «Questo meccanismo garantiva una forma di equità sociale intergenerazionale, tutelando chi da anni contribuisce attivamente al tessuto economico e fiscale della comunità. All’interno degli alloggi pubblici - chiosa la consigliera meloniana - si registra già una quota media pari a circa il 24% di assegnatari stranieri, un dato ampiamente sproporzionato rispetto alla reale composizione demografica della popolazione residente».

Ma non finisce qui. Il pacco confezionato da De Pascale contiene un ulteriore regalo. Con la nuova delibera vengono equiparati italiani e stranieri sotto il punto di vista lavorativo. La normativa precedente subordinava l’accesso agli alloggi alla presenza di un contratto lavorativo, mentre con la recente modifica ai cittadini extraeuropei che soggiornano regolarmente in Italia basterà avere un permesso di soggiorno di almeno due anni. Contro la decisione della Regione si è scagliato il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri. «Nella nostra Regione sta accadendo qualcosa che ritengo molto grave e che riguarda i criteri di assegnazione delle case popolari. Quando ho rivestito il ruolo di consigliere regionale, ormai dieci anni fa, sono riuscito a strappare all’Assemblea legislativa, dopo una lunga battaglia politica, una clausola importantissima: per fare richiesta di una casa popolare in Emilia-Romagna occorre avere almeno tre anni di residenza o attività lavorativa sul territorio regionale». Ora, anche questa norma potrebbe essere in pericolo. «Guai a toccare anche i tre anni di sbarramento, che per il momento non sembrano ancora essere oggetto di questa delibera avverte il primo cittadino leghista Fabbri -. Eliminare questa clausola significherebbe consentire anche a chi è appena arrivato sul nostro territorio di accedere alle graduatorie, con la possibilità di superare cittadini, italiani e stranieri, che da molti anni vivono, investono e lavorano nelle nostre città».

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