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Concertopoli a Genova: i giudici bocciano il metodo Salis. E ora toccherà sborsare...

di Giacomo Amadorisabato 17 ottobre 2026
Concertopoli a Genova: i giudici bocciano il metodo Salis. E ora toccherà sborsare...

5' di lettura

La narrazione, come si usa dire adesso, che accompagna la scalata di Silvia Salis ai vertici della politica nazionale (come federatrice del Campo largo o, più modestamente, del centro del centro-sinistra) potrebbe avere trovato il primo serio intoppo, per mano dei giudici del Consiglio di Stato.

La Salis, che da tempo utilizza la musica come gli imperatori romani usavano i giochi gladiatori (copre i problemi della sua città regalando spettacoli, i panem et circenses latini), a Capodanno aveva regalato alla città il concerto gratuito dei Pinguini tattici nucleari, che ha riempito Piazza della Vittoria.

La gara indetta per l’organizzazione di tale show e per altri da realizzare nel successivo triennio è finita sub iudice dopo il ricorso della Duemila grandi eventi srl, esclusa a discapito della Rst events srl, la stessa società che, il 2 ottobre, si sarebbe occupata della direzione artistica, del montaggio e della gestione del dj-set di musica techno di Novah al Porto Antico.

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Ma, un anno fa, la Duemila grandi eventi, storica realtà genovese, dopo essere stata esclusa, ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale che ha ritenuto «fondate le censure» della ricorrente. Per questo il Tar, il 10 aprile, ha ordinato il «rinnovo delle operazioni di gara [...] con conclusione delle operazioni entro trenta giorni». Ovviamente la nuova valutazione di congruità non poteva riguardare la proposta per il Capodanno 2025, ormai passato, ma l’eventuale «subentro nel contratto per la parte di residua efficacia dello stesso ove consente all’aggiudicatario di ottenere nuovi affidamenti diretti nel triennio».

REQUISITO FANTASMA

In primavera il Comune, in attesa della decisione finale del Consiglio di Stato, ha ottenuto una sospensiva della nuova valutazione di congruità «alla luce dell’impegno espressamente assunto dalla stessa amministrazione di non procedere medio tempore all’affidamento diretto di servizi analoghi».

In realtà la Rst e la gemella Ops (controllate dai manager dello spettacolo Alessandro Orlando e Nicolò Sasso) hanno continuato a essere protagoniste nell’organizzazione degli eventi cittadini, garantendo bagni di folla e una colonna sonora perfetta alla prima cittadina, che, nel frattempo, ha iniziato la tournée di presentazione del suo libro-manifesto “È già domani”.

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Un allegro rave party senza soluzione di continuità che è stato interrotto solo dai giudici del Consiglio di Stato, i quali, l’8 ottobre (ma la sentenza è stata pubblicata ieri), hanno sancito l’illegittimità dell’esclusione della prima aggiudicataria della gara dell’anno scorso, la Duemila grandi eventi, e conseguentemente l’illiceità dello scorrimento della graduatoria in favore della Rst che ha, perciò, organizzato l’evento e percepito il cospicuo corrispettivo di 740.000 euro senza alcun diritto. La gara era stata vinta con un grande margine di vantaggio proprio dalla Duemila grandi eventi, che aveva totalizzato 67,481 punti, avendo offerto un ribasso del 7,5 per cento, mentre la Rst aveva ottenuto soltanto 48,933 punti con un risicato ribasso dello 0,5 per cento. Eppure l’amministrazione comunale ha escluso la prima aggiudicataria contestandole il mancato perfezionamento dell’ingaggio degli artisti al momento della valutazione, sebbene il bando predisposto dallo stesso Comune di Genova lo considerasse requisito imprescindibile solo per l’ufficializzazione dell’aggiudicazione e non durante la fase istruttoria. Il Consiglio di Stato, nella sentenza, ha infatti evidenziato come il disciplinare di gara prevedesse che «l’aggiudicazione» fosse «subordinata alla verifica dell’effettivo ingaggio/opzione degli artisti». Una formulazione «forse un po’ atipica» da cui discenderebbe, secondo le toghe, che «tale requisito non era richiesto per le fasi procedimentali anteriori all’aggiudicazione», compresa quella «di valutazione dell’anomalia dell’offerta», durante la quale venne esclusa la Duemila grandi eventi.

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La firma dei contratti (la società stava trattando con gli agenti di Ghali, Thiele e Subsonica) non poteva «configurarsi come requisito di partecipazione in senso proprio».
E che il Comune abbia usato un pretesto per escludere la Duemila grandi eventi appare evidente laddove il Consiglio di Stato evidenzia che la vincitrice del bando, la Rst di Orlando e Sasso «ha stipulato il contratto di ingaggio degli artisti (la band dei Pinguini Tattici Nucleari) dal 31 ottobre al 5 novembre 2025, e cioè successivamente alla proposta di aggiudicazione disposta con verbale del 30 ottobre 2025». In poche parole, il motivo che ha portato all’esclusione della prima aggiudicataria avrebbe dovuto tagliare fuori anche la seconda che ha, poi, organizzato l’evento. Il Consiglio di Stato, inoltre, ha accertato che la Commissione giudicatrice non avrebbe consentito alla società esclusa di integrare la documentazione perfezionando i contratti con gli artisti o, comunque, di difendersi compiutamente nell’ambito del procedimento amministrativo, essendo stata esclusa dalla gara «senza attivazione del previo contraddittorio».

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«CROLLA IL CASTELLO»

Che cosa succederà adesso? Risponde il professore Federico Tedeschini, amministrativista: «Per la parte passata c’è il risarcimento per equivalente, per il futuro bisognerà dichiarare nullo il precedente contratto e aggiudicare al vincitore la residua parte del contratto stesso».

Si attendono, dunque, le istanze risarcitorie della società illecitamente esclusa che potrebbero costare al Comune decine, se non centinaia, di migliaia di euro e la palla, a quel punto, passerà alla Corte dei Conti che dovrà valutare il possibile danno erariale.

Insomma, chi ha puntato sui concerti a fini politici, adesso dovrà fare i conti con l’effetto boomerang di una sentenza che punisce i magheggi di un’amministrazione che, pur di riuscire a portare a Genova i Pinguini, non ha rispettato le regole.

Una lezione di cui dovrà tenere conto chi adesso sarà chiamato a selezionare i prossimi organizzatori del Capodanno genovese. Il bando è appena stato pubblicato sull’albo pretorio e l’attenzione delle opposizioni sarà massima.

Paola Bordilli, la capogruppo della Lega in Consiglio comunale, annuncia battaglia: «Crolla il castello di carta degli eventi di Silvia Salis. Piange miseria, ma ha speso per un solo evento 1,2 milioni di euro, la stessa somma che il centrodestra ha usato per tre serate. A tale cifra ora andranno sommate spese legali e risarcimenti, costi aggravati da una totale mancanza di trasparenza sugli incontri con i vincitori durante la gara. Per questo la nostra richiesta è netta: fermare subito il nuovo bando di Capodanno e rispondere alle nostre istanze». Un pasticcio che rischia di rovinare la festa in piazza non solo alla Salis, ma a tutti i genovesi.

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