Il sacco di Milano imbarazza la sinistra. Si distinguono fondamentalmente tre atteggiamenti, sovrapponibili ecomplementari. Quelli che condannano le violenze ma puntano il faro sul disagio che ne sarebbe la ragione. Quelli che di fatto giustificano l’accaduto. Quelli che addirittura danno le colpe di quanto successo al governo, talvolta arrivando a insinuare, senza ovviamente nessuna prova, uno zampino della maggioranza nel provocare o non ostacolare le violenze, in modo da spaventare la cittadinanza, scaricare le colpe del caos sulla sinistra e recuperare voti in vista delle elezioni. È un campionario di bestialità, tra la malafede elamala-ideologia.
Tra i peggiori spicca, da consuetudine, Ilaria Salis, preoccupata per i teppisti fermati, tutti illesi, piuttosto che peri cento poliziotti feriti. «Sono preoccupata per gli arrestati» premette, prima di attaccare il governo: «Di fronte a una destra autoritaria, animata da uno spirito di vendetta intriso di classismo e razzismo, è necessario ribadire con forza un principio: viviamo in uno Stato di diritto, non in uno Stato di polizia». L’eurodeputata permeriti carcerari mette sempre la propria esperienza davanti.
Nei fatti, i reati sono documentati e ripetuti, i soprusi nei confronti di chi li ha commessi non esistono; anzi, la polizia ha trattato i giovani delinquenti con i guanti. Ma Alleanza Verdi e Sinistra ha un debole per chi mette a soqquadro le città e ruba, provocando ingenti danni a chi lavora. «Chi semina riarmo e carovita, raccoglie miseria e rabbia», tuona Marco Grimaldi, il deputato torinese che di fatto rappresenta Askatasuna in Parlamento. Sintesi: i commercianti che si sono visti depredare il negozio, se la sono cercata; così imparano a votare centrodestra. Non bene anche il grande capo, Nicola Fratoianni, secondo il quale «è giusto e sacrosanto condannare le violenze» ma, senza essere complottista, chi manovra questi giovani?
A parte che condannare le violenze genericamente, come fa la segretaria del Pd, Elly Schlein, è inutile se insieme non si condanna chi le compie, ovverosia iviolenti, il leader di Sinistra Italiana cerca in Russia, la grande madre manipolatrice dei social che nutrono le menti dei nostri giovani, i mandanti del sacco milanese ma forse farebbe meglio a guardare in casa propria. In Francia ad agitare le piazze è il suo collega dirimpettaio, Jean Luc Mélenchon. In Italia, Salis si è augurata la rivolta sociale e, un anno fa, il segretario Cgil, Maurizio Landini, l’ha addirittura incitata. Mentre, come detto, la preoccupazione massima di Schlein, anziché assicurare giustizia e risarcimenti, è che le violenze oscurino la sua di protesta, che è la sola linea politica che ha, difettando di proposte, anche il leader grillino, Giuseppe Conte, è giustificazionista, concentrandosi soprattutto sul disagio di cui i fatti di Milano sarebbero spia. Finalmente i due hanno quindi trovato unità: più che dai danni che i teppisti fanno, sono turbati dal fatto che possano levare loro il palcoscenico; forse perché ritengono di nuotare nella stessa vasca con loro?
Terrificante l’antipasto di primarie dei candidati sindaci della sinistra milanese, che si sono esibiti sulle violenze. Per Mario Calabresi sono da condannare ma non hanno nulla a che vedere con le richieste pacifiche dei giovani preoccupati del loro futuro. Secondo Pier Francesco Majorino «le violenze sono inaccettabili ma non vanno criminalizzati gli studenti». Il rossissimo Lorenzo Pacini se la prende con la polizia, «la cui repressione è veramente ingiustificata», mentre la vicesindaca «condanna la violenza senza ambiguità» ma la circoscrive a poche persone. Si scusa, si minimizza, si incolpa le autorità. Chiunque vincerà le primarie della sinistra insomma proseguirà sulla linea di Beppe Sala, che si è distinto per aver attaccato il Viminale anziché chi ha saccheggiato la sua città.
Pure l’influencer sinistro Raffaele Giuliani, dato per probabile candidato sindaco di Terni, si butta nella mischia. E pubblica su Instagram un post sugli scontri con la scritta: «Esproprio proletario». Non possiamo lasciare indenni i menestrelli di regime. Alessandro Gassmann, figlio del grandissimo Vittorio e che, buon per lui, anche per questo di disagio e miseria non ne sa molto, ci spiega che «è inevitabile che i deboli diventino violenti». Si avverte un filo di ipocrisia. Dieci anni fa, quando i violenti devastarono Milano, l’attore si armò di spazzolone e girò perle strade a ripulire i muri. Oggi no; perché? Facile: nel 2015 in Italia governava la sinistra e quindi il disagio andava strofinato via, oggi che c’è Meloni, conviene esaltarlo, casomai che si realizzasse l’unico programma al momento reso pubblico a sinistra, quello del comitato 17 Ottobre: andare avanti con il caos finché non cade il governo.