L’uomo del decreto e delle conferenze stampa a notte inoltrata, il premier per tutte le stagioni giallorosse e gialloverdi, ieri per l’occasione è tornato avvocato del popolo: il suo, ovviamente. I Cinquestelle sono in difficoltà sulla giustizia e sulla lotta alla mafia, uno dei loro cavalli di battaglia, smentiti dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca nella commissione parlamentare Antimafia, e Giuseppe Conte, pronti via, ha convocato una conferenza stampa e si è fatto scudo umano del senatore Roberto Scarpinato, eletto con i grillini nel 2022 dopo una carriera da magistrato a Palermo, altro esempio di toga folgorata dalla politica di centrosinistra. Il problema è che Scarpinato non si arrende e nonostante sia stato definito «depistante» dal gip Santi Bologna nel provvedimento di archiviazione del filone di indagine a carico di ignoti sulle stragi del ’92 perché ha cercato d’imboccare il collega Gioacchino Natoli prima della sua audizione a San Macuto, resta dov’è: membro della medesima commissione Antimafia che prova a fare luce sugli attentati ai giudici Falcone e Borsellino.
Non solo. Scarpinato resta dov’è nonostante le accuse mosse dal pm De Luca appena due giorni fa. Accuse precise su un’indagine ancora in corso dove però c’è stato «un inquinamento probatorio ad ampio raggio». Il pm nisseno non ha usato tanti giri di parole: l’inchiesta che l’allora pg Scarpinato condusse su Stefano Delle Chiaie, ventilando una famigerata «pista nera» dietro alle stragi di mafia, «è zero tagliato». Aria fritta. Cos’altro, quindi, devono dire gli inquirenti per smantellare le pseudo-verità dei paladini grillini della lotta alla mafia? Per ragioni di opportunità il senatore grillino dovrebbe astenersi, lasciare l’organismo bicamerale, prendere atto della sconfessione pubblica del pm De Luca su una vicenda che rappresenta la storia buia del nostro Paese.
Invece l’ex pg resta granitico nelle sue convinzioni rivendicando di «non essersi fatto intimidire» né da Totò Riina né da Silvio Berlusconi, lanciando strali all’ex generale dei carabinieri Mario Mori e citando nella sua invettiva un po’ tutto il campionario dei mammasantissima che «che se domani potessero parlare e dire quello che è successo dietro le stragi del ’92 e ’93, questo Paese si ferma e il governo cade». Dai fratelli Graviano, a Leoluca Bagarella, da Salvatore Biondino ad altri che avrebbero complottato con le forze politiche del centrodestra. Conte e la sua truppa sono dunque in trincea a difesa di Scarpinato e dell’idea che «personaggi come Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Paolo Bellini, Stefano Delle Chiaie» abbiano in qualche modo beneficiato di quel periodo stragista per la loro ascesa politica. Una ricostruzione che Fi rispedisce al mittente: «Scarpinato insulta la memoria del Cav». Lui, con Conte avvocato difensore replica: «Tra me e De Luca nessuna diatriba in Antimafia, cerchiamo i veri mandanti e i complici delle stragi».