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Patto tra i Cinque Stelle e i Comunisti cinesi

La delegazione guidata da Licheri, vicepresidente del M5s, in visita a Pechino per "rafforzare" i rapporti con il Pcc
di Fausto Carioti sabato 24 ottobre 2026

4' di lettura

Nell’agenda internazionale dei Cinque Stelle non ci sono solo i pranzi di Giuseppe Conte con Paolo Zampolli, rappresentante di Donald Trump, nelle salette riservate dei ristoranti romani. Spunta un altro incontro, stavolta a Pechino. Protagonista è Ettore Licheri, senatore e vicepresidente del movimento. Assieme a una delegazione del suo partito, il 20 ottobre è stato ricevuto dal ministro Liu Haixing, capo dell’Idcpc, il dipartimento per le Relazioni internazionali del Partito comunista cinese (Pcc), affiancato dal viceministro Lu Kang.

In quella sede il M5S si è impegnato a «rafforzare» i rapporti con il partito di Xi Jinping. Per sapere del colloquio bisogna leggere l’agenzia di stampa di Stato Xinhua, o il Quotidiano del Popolo, organo del Pcc, o il sito dell’Idcpc, che pubblica anche suggestive fotografie dell’evento, con la bandiera del M5S affiancata a quella rossa con falce e martello del Pcc (non al vessillo nazionale cinese, che è diverso). Una visita ufficiale, della quale, però, nelle cronache del movimento non c’è traccia. Nessun comunicato stampa, zero post sui social network dei protagonisti italiani della vicenda, di solito assai prodighi di resoconti sulle loro attività. A differenza della missione parlamentare “multipartito” dello scorso luglio, questa è stata avvolta nella riservatezza.

SCAMBI TRA PARTITI

Il testo originale in cinese, pubblicato dall’Idcpc il 20 ottobre, e la successiva versione in inglese raccontano che il Pcc si è dichiarato «pronto ad approfondire gli scambi e l’apprendimento reciproco con il M5S in materia di governo del partito e amministrazione statale, a rafforzare gli scambi tra i giovani quadri, i think-tank e gli organi di informazione dei due Partiti e a promuovere la comprensione reciproca tra i due popoli». Se non è un gemellaggio, gli assomiglia molto.

C’è anche una richiesta esplicita. Il Pcc ricorda che «la questione di Taiwan è al centro degli interessi fondamentali della Cina. Liu ha espresso la speranza che l’Italia, e in particolare il Movimento Cinque Stelle, sostengano il principio di una sola Cina». Significa sottoscrivere che Taiwan appartiene a Pechino: il sottinteso è che, se un domani l’esercito cinese invadesse l’isola, il M5S non avrebbe nulla da ridire.

Licheri, riferisce il bollettino del regime, concorda su tutto. Assicura che la visita a Pechino «mira a rafforzare la fiducia politica reciproca con la Cina attraverso scambi tra i partiti» ed è convinto che «la cooperazione nell’ambito della “Nuova Via della Seta” contribuisce a migliorare la bilancia commerciale dell’Italia con la Cina». Il partito di Conte, prosegue il resoconto ufficiale, «sostiene il principio di “una sola Cina”» e «accoglie con favore un ruolo maggiore della Cina nella promozione della pace e dello sviluppo mondiale e continuerà a rafforzare gli scambi e la cooperazione con il Pcc».

È la conferma che il movimento non è cambiato e s’impegna a fare nell’ipotetico governo del campo largo quello che già aveva fatto nei due governi Conte. Fu Luigi Di Maio, con la benedizione di Beppe Grillo e dello stesso premier, a portare l’Italia nelle braccia della Cina. Il memorandum per l’adesione alla “Belt and Road”, la “Nuova Via della Seta” di cui Licheri ha discusso a Pechino, venne firmato il 23 marzo 2019 alla presenza di Conte e Xi Jinping, e l’Italia fu l’unico Paese del G7 a farlo. I vantaggi maggiori li ebbe la Cina, che in Germania e nel Regno Unito, nonostante non avessero aderito a quell’intesa, investì più che in Italia.

Pochi affari in cambio di un legame politico imbarazzante: per questo Mario Draghi “congelò” il memorandum e Giorgia Meloni, nel dicembre del 2023, comunicò che non lo avrebbe rinnovato dopo la scadenza del marzo 2024.

LA DOTTRINA NATO

La questione del posizionamento internazionale dell’Italia è cruciale. Nel documento strategico elaborato nel 2022 e tuttora in vigore, la Nato, pur restando aperta all’«impegno costruttivo» con la Repubblica popolare cinese (Rpc), dichiara che «le ambizioni dichiarate e le politiche coercitive della Rpc sfidano i nostri interessi, la nostra sicurezza e i nostri valori» e che «la sua retorica aggressiva e la disinformazione prendono di mira gli alleati e danneggiano la sicurezza dell’Alleanza».

Avverte anche che «il rafforzamento del partenariato strategico tra la Rpc e la Federazione russa, e i loro tentativi di indebolire l’ordine basato su regole che si sostengono a vicenda, sono contrari ai nostri valori e interessi».

Resta da capire se con il ritorno dei Cinque Stelle al governo l’Italia manterrebbe questa posizione, e cosa pensano gli altri partiti del campo largo del legame tra il M5S e il regime cinese, cementato dal viaggio che né Licheri né il movimento hanno voluto pubblicizzare.

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