Da Pietrogrado a Parigi, da est a ovest, sognando la rivoluzione. Il modello del 1917 ancora oggi nella sinistra italiana provoca un tuffo al cuore, ma poiché certi amori non finiscono, fanno dei giri non (necessariamente) immensi e poi ritornano, ecco ancora il coup de coeur francese targato 1968 in versione 2026: evocato, insufflato, auspicato dai nipotini dei sessantottini, riadditato a modello sulla riproposizione degli sfascisti d’Oltralpe da esportazione.
Sospiri e palpiti in ordine sparso, ma col centro di gravitazione nel duo diventato trio Fratoianni-Bonelli-Salis. Ai nostalgici generazionali va però ricordato che dopo piazze, moti e ribellioni sociali, i cugini inventori della rivoluzione in chiave moderna non issarono agli altari i progressisti ma riportarono al comando il generale Charles De Gaulle, non propriamente un marxista simbolo della gauche che ha sempre risposte per tutti e ovviamente le uniche giuste: il popolo, votando, non scelse il salto nel buio e rimise all’Eliseo sulla tolda di comando l’usato sicuro dell’uomo forte, quello che era riuscito nell’impresa impossibile di far credere che la Francia avesse vinto la Seconda guerra mondiale e per questo ottenne pure uno dei 5 seggi permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
In Italia quelli che raccontano di aver vinto la guerra di liberazione contro il nazifascismo e che vogliono rivincere pure col fantasma del fascismo, ectoplasma da essi stessi insistentemente evocato per autolegittimarsi, sperano nel vento francese per far sbaraccare il governo di centrodestra contro cui le hanno tentate tutte, a partire dallo sciopero preventivo e arrivare allo sciopero istituzionalizzato il venerdì e l’avanti popolo sindacale sulla rivolta sociale. Dentro al calderone ci sta tutto, basta mescolare per mischiare sapori insipidi e odori stantii, un po’ di omogeneizzati di frattaglie ideologiche per i bimbi che giocano a fare i grandi e vedere l’effetto che fa.
Anche allora c’era un po’ di tutto ma tutt’altra situazione, e poi da Parigi faro di civiltà rivoluzionaria con la benedizione degli intellò che non mancavano mai, si arriverà alla controrivoluzione liberticida di Praga su ordine di Mosca. Per l’Italia che occhieggiò e copiò come veniva (un po’ come oggi), si sarebbe aperta un’epoca “calda” degenerata negli anni di piombo e nella P38. C’erano compagni che sbagliavano, e volevano cambiare tutto a mano armata. I sogni della sinistra di allora svanirono all’alba in Francia e nel pomeriggio in Italia. Ennio Flaiano, che dietro all’occhiale indiscreto vedeva più lontano di tutti, annotava che gli italiani non possono fare le rivoluzioni perché si conoscono tutti, e comunque per le barricate vogliono sempre i mobili degli altri. Tanto se il tempo è cattivo le si rimanda a data da destinarsi.