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La Russa smonta le accuse sul “giovedì nero” del ’73

Dice Michela Ponzani che gli storici lavorano con le fonti e che hanno il compito di demolire le narrazioni di comodo
di Annalisa Terranovamercoledì 28 ottobre 2026
La Russa smonta le accuse sul “giovedì nero” del ’73

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Dice Michela Ponzani che gli storici lavorano con le fonti e che hanno il compito di demolire le narrazioni di comodo. Bene: ma anche le fonti di comodo andrebbero evitate. Magari non fermandosi alla lettura delle note di Wikipedia. Sempre attuale la lezione di Renzo De Felice: «Lo storico non può rimanere attaccato come un’ostrica al suo guscio. Se lo fa, ha finito di fare lo storico; fa il teologo o il politico». Ponzani infatti fa politica, è una reginetta dei talk antimeloniani, tra lo studio di una fonte e l’altra ha il tempo per criticare le camicette inamidate della premier. Insomma è una che lancia stilettate (ma con la pretesa di avere l’autorità della storica) come ha fatto contro Ignazio La Russa e il giovedì nero di Milano (12 aprile 1973) per accostare lui e il Msi alla morte dell’agente Marino (non ucciso dai missini: furono condannati due estremisti sanbabilini che col Msi non avevano a che fare). Tutto ciò allo scopo di demonizzare il Msi e la Fiamma per delegittimare il governo Meloni e difendere i disordini animati dagli studenti. La Russa ha annunciato querela e subito Ponzani si è messa in testa l’aureola della martire (il copione è già stato scritto e recitato da Antonio Scurati).

L’AGENTE MORTO E IL VIDEO Querela o no, la “storica” ha detto cose non vere e bene ha fatto La Russa ieri in un video a raccontare come andarono davvero i fatti in quella tragica giornata: «Non ero a capo del corteo non autorizzato», ha scandito La Russa. Il corteo del Msi fu vietato e si optò per un comizio, ma anche quello fu vietato. La Russa al corteo in cui avvennero i disordini che portarono alla morte dell’agente Marino non c’era, era con gli altri dirigenti missini dal prefetto per chiedere conto del divieto. La foto che anche a Ottoemezzo è stata mostrata lo ritrae non a capo del corteo non autorizzato ma mentre si reca con altri dirigenti missini, tra cui Franco Servello, in prefettura. Il Msi fu estraneo ai disordini e agli scontri e anzi mise una “taglia” – racconta ancora La Russa – per individuare i responsabili. Quanto alla querela, ha concluso, «ci penserò, vediamo se la signora Ponzani si scusa. Non pretendo scuse da altri personaggi come Giannini, come Berizza (che sarebbe Berizzi), sono abituato alle loro contumelie, non mi interessano le loro scuse anche perché le pretendo solo dalle persone che a mio giudizio ritengo meritevoli di attenzione». La Russa ha di nuovo chiamato “signora” la Ponzani, appellativo per il quale la storica si è adontata. «È professoressa a contratto – ha spiegato la Russanon è la stessa cosa, per quello l’ho chiamata signora perché se la chiamavo professoressa dovevo dire professoressa a contratto. Signora non mi pare offensivo».

INESATTEZZE In ogni caso a ritirare la querela ci sta pensando forse anche per evitare che Ponzani possa atteggiarsi a perseguitata politica. Invitata di nuovo da Lilli Gruber a Ottoemezzo lunedì sera Ponzani ha chiarito di non aver voluto dire che La Russa era responsabile della morte dell’agente Marino ma che aveva partecipato a un corteo non autorizzato mettendosene a capo. Ma è comunque un’altra inesattezza. «Ero nell’androne della Prefettura - dice La Russa - dove arrivai insieme alla delegazione di otto-dieci persone, quelle foto che si vedono, sono quindi in corso Monforte, non dove avvennero i contatti drammatici, c’è la prova fotografica che ero in corso Monforte e quando arrivammo da corso Monforte in Prefettura, arrivò al Prefetto la telefonata in cui gli dicevano che era morto un poliziotto». Il salotto gruberiano è in ogni caso servito a criminalizzare l’intero Msi, accusato di essere stato un partito stragista da Massimo Giannini con dose rincarata da Luigi Zanda per il quale la destra degli anni Settanta era «per le stragi». Un indecente processo a un partito che dal 1948 in poi ha sempre avuto rappresentanti in Parlamento partecipando alla vita democratica italiana. Ma il clima che si vuole risuscitare è forse quello in cui un magistrato come Bianchi d’Espinosa voleva processare Giorgio Almirante per ricostituzione del Pnf? Tanto affannato livore per portare Conte o Schlein a Palazzo Chigi? Ne vale la pena?