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Landini sbianchetta la Camusso dalla foto

Il solito vizio comunista: la Cgil elimina l'ex segretario da uno scatto con Lula
di Pietro Senaldimercoledì 28 ottobre 2026
Landini sbianchetta la Camusso dalla foto

3' di lettura

Gratta gratta, il comunista viene sempre fuori, con tutti i suoi viziacci. Il comunista è Maurizio Landini. Il viziaccio è quello di sbianchettare le fotografie. In pagina vedete due immagini, ma in realtà lo scatto è uno solo, fatto per immortalare la visita che Luis Inàcio Lula da Silva fece alla sede della Cgil, nel febbraio 2020, poco dopo essere uscito dal carcere. Da due giorni il politico è stato rieletto a sorpresa presidente del Brasile e quindi nella sinistra italiana, specializzata nel salto sul carro del vincitore ovunque esso si trovi nel globo terracqueo, è partita subito la gara per accreditarsi su chi gli è più amico.
Pronti via, il sito ufficiale del sindacato rosso pubblica la fotografia della storica stretta di mano tra Landini e il leader carioca. Qualcosa però non torna a molti vecchi compagni del sindacato dalla memoria d’elefante. Quello scatto infatti non è l’originale. C’era una terza incomoda tra i due, sullo sfondo ma non troppo, a oscurare il segretario, che adesso è misteriosamente scomparsa. Si tratta di Susanna Camusso, che ai tempi, dopo aver raggiunto gli otto anni di mandato, il massimo consentito, aveva da poco lasciato il timone della Cgil allo sgomitante Maurizio, in verità non senza riluttanza riguardo alla scelta del successore.

Nel 2020, l’attuale parlamentare dem era ancora in forza al sindacato rosso, come responsabile delle politiche di genere e internazionali e quindi a buon diritto accoglieva anche lei Lula e si faceva immortalare con lui. Basta andare sulla pagine social dell’attuale responsabile esteri della Cgil per constatarlo: Camusso è stata fatta sparire dalle immagine della storia, proprio come capitava ai dirigenti del Partito Comunista Russo ormai cent’anni fa quando cadevano in disgrazia agli occhi di Iosif Stalin. Con un’aggravante: ai tempi della fotografia, era Susanna ad avere rapporti con Lula, essendo addirittura andata l’anno prima a Curitiba, dove il politico era incarcerato, per chiederne la liberazione. Maurizio invece era un perfetto sconosciuto per il presidente. Cambiano i tempi, non i metodi. Landini certo non è paragonabile al dittatore georgiano, però il suo mandato non si può dire del tutto esente da colpi di mano. La prima forzatura è far durare l’incarico all’incirca nove anni e mezzo anziché otto, con la scusa delle elezioni politiche.

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Calendario alla mano, il mandato scadrebbe, in maniera irrevocabile, a gennaio 2027, e quindi il sindacato avrebbe tutto il tempo di eleggere un nuovo capo. Il segretario però è abbarbicato alla poltrona e, prendendo a pretesto la possibilità di un voto nazionale a primavera, tiene in ostaggio la Cgil e ha pensato bene di convocare il congresso il prossimo autunno. Gli serve tempo per determinare le scelte dei prossimi segretari generali di categoria, molti dei quali andranno a scadenza proprio l’anno prossimo. Non deve stupire: la svolta leaderistica, con la cancellazione di ogni dibattito interno e di qualsiasi ricerca di sintesi, è una delle diverse eredità negative che l’urlatore reggiano lascerà al sindacato. Neppure ai tempi di Giuseppe Di Vittorio l’organizzazione era verticistica quanto oggi. Altro peccato grave di Landini, molto legato alla visione per cui nel mondo sindacale deve contare solo lui, è la perdita della confederalità. La Triplice non esiste più. La rottura con Cisl e Uil è definitiva e la scelta della Cgil di convocare lo sciopero generale per il 20 novembre, il giorno in cui è in programma lo sciopero europeo degli studenti ne è la riprova. Landini sfrutta la massa critica dei giovani per gonfiare le proprie file e andare alla ricerca di un facile successo, mentre gli altri due soggetti sindacali, con maggiore dignità, si guarderanno bene di attaccarsi a un’agitazione indetta da altri. Infine, e questo lo dimostra in parte anche il taroccamento della fotografia con Lula, il segretario ha spostato totalmente l’asse della Cgil dalle tematiche del lavoro a quelle sociali e politiche. I contratti non si fanno, a differenza di Cisl e Uil che continuano a sottoscriverli. L’unica attività è la protesta fine a se stessa, l’agitazione permanente, l’accreditamento personale.