Lo sciopero indetto da alcune sigle sindacali autonome avrebbe provocato perdite economiche fino a un miliardo di euro. È quanto emerge da una prima stima dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui l'astensione dal lavoro avrebbe comportato un costo diretto di circa 817 milioni di euro, destinato a salire considerando anche le conseguenze indirette.
La valutazione si basa sull'ipotesi di un'adesione allo sciopero pari al 20% dei lavoratori. Secondo la Cgia, infatti, il valore aggiunto giornaliero dell'economia italiana nel 2026 dovrebbe aggirarsi intorno ai 5,6 miliardi di euro. La riduzione delle ore lavorate comporta quindi una perdita di produttività, oltre a minori entrate fiscali e contributive.
L'associazione sottolinea che lo sciopero è un diritto fondamentale, garantito dall'articolo 40 della Costituzione, ma evidenzia anche le ripercussioni sui cittadini, sulle imprese e sui servizi pubblici.
Tra i settori maggiormente coinvolti ci sono i trasporti e la sanità. In particolare, le proteste possono provocare ritardi nelle prestazioni, cancellazioni e riprogrammazioni degli appuntamenti, contribuendo ad allungare ulteriormente le liste d'attesa.
Le conseguenze economiche maggiori si concentrerebbero nelle regioni più industrializzate. In Lombardia il costo stimato raggiungerebbe 193,6 milioni di euro, seguita dal Lazio con 94,3 milioni, dal Veneto con 75,3 milioni, dall'Emilia-Romagna con 74,6 milioni e dal Piemonte con 60,2 milioni.