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Bonaccini e Tajani, chi è l'unico nel Pd a condannare il presidente: che ci fa ancora lì?

di Pietro Senaldi domenica 8 novembre 2026

4' di lettura

Se gli ignoranti votano a destra, quelli che spacciano falsità per screditare l’avversario si candidano con la sinistra. Non è un bel periodo per Stefano Bonaccini, europarlamentare del Pd. Ha provato a fare lo spiritoso, tirando in mezzo Antonio Tajani, e ha rimediato una figuraccia. Un’altra, poche settimane dopo l’infelice uscita con cui aveva affermato che «il consenso alla destra arriva in misura maggioritaria da chi ha poco studiato». Male male, come si dice oggi.

Stavolta non si tratta di ostentato disprezzo verso i sostenitori altrui, velato da ombre di razzismo, visto che il presidente dem, gigioneggiando sull’elettorato meloniano, parlava anche di «aree periferiche e zone rurali». Stavolta si sconfina nel campo della guerra ibrida dell’opposizione al governo.

Succede infatti che, ebbro della sconfitta di Donald Trump alle elezioni di midterm, mister tarocco abbia condiviso sui suoi social una fotografia manipolata ritraente il suddetto Tajani con il cappellino Maga del presidente Usa ben calcato sulla testa, accompagnata dalla scritta “Mai stati trumpiani”. L’intento era sfottere il ministro degli Esteri, che nel febbraio scorso, a Washington per il Board of Peace organizzato dalla Casa Bianca, era stato omaggiato di uno dei famigerati copricapo rossi presidenziali, che ha tenuto in mano con cortese ed evidente imbarazzo finché non è riuscito a liberarsene senza dare nell’occhio.

QUANTI SCIVOLONI

Il guaio è - quando si dice che non gliene va bene una da che è stato beffato, oltre tre anni fa, da Elly Schlein nella corsa per la segreteria dem - che Bonaccini ha scelto il momento e il bersaglio più sbagliato per la sua opera di disinformatzia. Poche ore dopo lo sfottò ai suoi danni, è emerso infatti che Tajani è nel mirino di un nucleo di pirati informatici russi che hanno pubblicato nella parte nascosta del web notizie riservate su di lui e i suoi famigliari, offrendo denaro a chi fornisca ulteriori informazioni. L’aggressione è motivata dalle nette prese di posizione europeiste e a favore dell’Ucraina del ministro degli Esteri. Posizioni che, almeno in linea teorica, sta tenendo anche il Pd.

Insomma, Bonaccini voleva prendere in giro il leader azzurro ma il suo goffo tentativo è passato dalla manipolazione propagandistica al grottesco, per poi sconfinare nel drammatico e quindi in un’involontaria intelligenza con il nemico. Il più classico degli autogol. L’unico a non accorgersene, e qui si ritorna al tragicomico, è stato l’europarlamentare dem. Costretto a cancellare il suo capolavoro, l’incauto, anziché scusarsi, ha precisato puntiglioso di «aver rimosso, dopo la richiesta di Forza Italia e per non generare equivoci, il meme ironico su Tajani che indossava il cappellino Maga, che pure aveva tenuto in mano come ampiamente documentato». Silenzio dagli imbarazzati compagni del Campo largo, con il solo Filippo Sensi - ma cosa ci fa ancora lì? - a definire «inopinato in un momento così delicato» il post del collega dem. Anche la collega Pina Picierno, ma ormai è una ex, lo ha bacchettato, chiedendogli di scusarsi e ricordandogli che il suo gesto «non è una goliardata», visto che proprio nell’Europarlamento «è in corso una battaglia epocale per evitare i condizionamenti dell’opinione pubblica attraverso le fake news». E gli altri? Schlein offre «solidarietà» a Tajani; ma per gli attacchi russi non per quelli del presidente del suo partito. Insomma, si aspetta che tutto passi in cavalleria, come al solito.

NESSUNO SCONTO

Chi non intende fare sconti è però Tajani. Dopo aver incassato la solidarietà della premier, Giorgia Meloni, che senza nominare Bonaccini ha definito «preoccupante la circolazione di immagini false diffuse da esponenti dell’opposizione» e ha ricordato che «la libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione», il leader azzurro è passato al contrattacco. Prima ha ricordato all’europarlamentare dem che il suo comportamento «aiuta i signori della guerra ibrida che hanno messo una taglia su di me». Poi ha lanciato un appello a tutta la politica italiana «a difendere la democrazia». Quindi ha ispirato la delegazione italiana del Ppe perché scrivesse due lettere, alla presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, e alla delegazione del Pd a Bruxelles, per pretendere le scuse di Bonaccini e una posizione «chiara e senza ambiguità» del partito. «La credibilità della lotta alla disinformazione si legge anche nella capacità di condannare gli errori della propria parte politica», si legge nelle missive.

Tira aria che stavolta non andrà tutto liscio e che una tirata d’orecchie Bonaccini se la prenderà. A prescindere da come finirà, però, è il segnale che inquieta. L’ex presidente dell’Emilia-Romagna nel suo partito figura tra i moderati. Il suo sfottò a Tajani prende origine dai selvaggi attacchi che l’opposizione aveva fatto al ministro degli Esteri a febbraio, dipingendolo come una cheerleader di Trump perché non aveva gettato a terra sdegnato il suo cappellino. Se perfino lui, tutto sommato un moderato se si considera il Pd di oggi, diventa un inconsapevole alleato di Putin pur di screditare un esponente del centrodestra, cosa ci dovremmo aspettare in quest’anno elettorale dai dem più estremi?

«Con la sua manipolazione fotografica, Bonaccini dimostra la miopia della sinistra davanti alle vere minacce per la nostra società», ha chiosato il sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego, candidato in pectore di Forza Italia per il Comune di Milano. Questa sì appare una fotografia esatta della situazione. A sinistra c’erano una volta gli utili idioti; la notizia è che ci sono ancora.

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