Sulle colonne di Repubblica ce li hanno presentati come la “Next Gen del Pd”. È la nuova classe dirigente dem, pronta a essere lanciata da Elly Schlein sull’onda dei risultati delle Midterm americane, dove a trionfare sono stati i candidati più giovani.
Ma con i loro omologhi democratici made in Usa, le nuove leve piddine non condividono solo l’età; sono dei piccoli El-Sayed con la kefiah, delle Ocasio-Cortez con l’ossessione per le tasse, dei Mamdani nati e cresciuti nella ztl. Sono molto più estremisti, molto più ideologizzati, molto più incattiviti dei loro predecessori.
CAPO DEI DISERTORI
A capitanare il “collettivo Pd” c’è Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici. Memorabile la sua prima uscita pubblica, quando nel discorso di insediamento definì la componente giovanile dei dem una «risorsa per il Partito Comunista», prima di correggersi subito dopo. Un lapsus che già doveva far capire molte cose. La leadership ce l’ha nel sangue, tanto che dopo la guida del Gd, si è candidata anche per quella dei disertori della Patria.
«Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori», aveva scandito dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia, poco prima dell’intervento della Schelin. Padovana, 28 anni, si è da poco laureata: da buona compagna è allergica al concetto di “merito” che per lei «serve solo a dividere». Per guidare la “Next Gen” progressista non può mancare un quel pizzico - si fa per dire di retorica femminista, unita a un po’ di vittimismo: «Il cinquantenne, uomo bianco, tanto più se di destra, tende a sottovalutare, a screditare l’opinione di una giovane donna, tanto più se di sinistra». Poi, fuori dal mondo delle favole, “l’uomo bianco di destra” vota una donna, Giorgia Meloni. Ma son quisquilie...
Chi della retorica femminista, anzi del “transfemminismo intersezionale” - qualsiasi cosa voglia dire - è un’esperta, è la vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop. Per la 24enne, membro della direzione nazionale del Pd, «non si può parlare di femminismo senza parlare delle conquiste della comunità Lgbtqia+, della lotta antirazzista, della lotta di classe». E chi più ne ha, più ne metta. Non sia mai, per esempio, dimenticare la causa pro-Pal di cui lei è un’agguerritissima sostenitrice.
FALCE E FLOTILLA
Ma di pesi massimi con la kefiah ce ne sono a bizzeffe. A partire dal flottigliante Paolo Romano, partito lo scorso anno a bordo della Global Sumud Flotilla diretta in Palestina. «Quella che ho trovato lì, in Israele, non è più una democrazia», aveva dichiarato il consigliere regionale lombardo al suo ritorno. Chissà se, tra un post social e l’altro, si è accorto delle elezioni israeliane del 27 ottobre scorso... Romano ha appena 30 anni, non molti ma abbastanza per aver assorbito tutto il livore anti-berlusconiano della sinistra nostrana. «Presidente Meloni, questo lutto nazionale non è in mio nome», aveva scritto su Facebook all’indomani della morte del Cavaliere. Che al suo rancore verso il fondatore della Fininvest sia legata la repulsione per chi produce? Non è dato saperlo. Sta di fatto che per il consigliere lombardo «una tassazione patrimoniale sui grandi patrimoni è una necessità immediata».
La patrimoniale è il cavallo di battaglia dell’altro giovane piddino milanese in rampa di lancio. Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 (il centro), si è candidato alle primarie cittadine per scegliere l’erede di Sala. «Convocherei in Comune le 100 persone più ricche di Milano e inizierei a dir loro: voi dovete pagare di più, perché la città non regge», ha promesso in caso di vittoria. Del resto, secondo il compagno Pacini «avremmo tanto bisogno di soluzioni che definiremmo comuniste per i problemi di oggi».
Come no... Certo, la sua ricetta economica lascia qualche dubbio: per lui le vetrine spaccate dai maranza di Milano «hanno dato lavoro ai vetrai». Alla passione per la falce e il martello affianca quella per Gaza. Negli anni non è mai mancato ai cortei, contribuendo a rinsaldare l’asse sinistra-Islam. Non a caso, uno dei prossimi appuntamenti della sua campagna elettorale sarà nella moschea di viale Padova.
SPARARLA GROSSA PAGA
I nuovi volti dem lo sanno: nel Pd spararla grossa paga. Ne sono l’esempio i deputati Rachele Scarpa e Marco Sarracino, anche loro citati tra gli astri nascenti del partito. La prima, nel 2021, parlò di «regime di apartheid di Israele», citando Human Rights Watch: una pro-Pal ancora prima che andasse di moda. Il secondo, nel 2019, pubblico una foto di Lenin scrivendo: «Buon anniversario della Rivoluzione». Quella bolscevica, ovviamente. Entrambi furono premiati con un seggio alle politiche del 2022. Più che la foto di squadra della “Next Gen Pd”, siamo davanti alla cartolina sbiadita di una sinistra tornata indietro di 50 anni...