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Reazione a catena, "che provini fanno?": Pino Insegno, l'indizio del trionfo

Claudio Brigliadori
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Nostalgia dei Chiuchiarelli. Perché certe cose, a Reazione a catena, non cambiano mai. Avevamo lasciato il quiz del preserale di Rai 1 a Capodanno, con Marco Liorni ai saluti (per passare a L'Eredità) dopo 6 mesi di successo tanto travolgente da costringere viale Mazzini a prolungarne la durata per un paio di mesi. 

Una settimana fa è tornato in onda con Pino Insegno alla plancia di comando, come nelle 4 ottime stagioni tra 2010 e 2013. Tutti lo aspettavano al varco, per i noti motivi "politici". I primi verdetti, però, sono stati positivi: 3,3 milioni di telspettatori all'esordio, share del 24% (leggermente inferiore ai picchi dell'era Liorni), qualcuno rimpiange l'aplomb istituzionale del suo predecessore ma in tanti lodano il maggiore brio dell'ex Premiata Ditta (che per l'occasione però è meno gigione e si è pure tagliato il pizzetto). Già il fatto che sui social, a tenere banco, siano i commenti sui concorrenti o sugli autori testimonia come il passaggio di consegne sia andato a buon fine. 

 

 

 

E così, su X (l'ex Twitter) tutti a parlare di strafalcioni o complotti (presunti). Un esempio? Nelle ultime puntate i commentatori si sono scatenati contro  gli Alto Voltaggio, le Marongiu e le Gianduja, le squadre che si stanno alternando come campioni senza trovare continuità. Serve rodaggio anche a chi gareggia e qualcuno contesta una selezione piuttosto deludente. Prendiamo le povere Gianduja: arrivate all'Ultima catena con 142mila euro in ballo, hanno sbagliato tutto lo sbagliabile fino a scendere a 142 euro di montepremi. "Giusti giusti per una pizza", ironizza qualcuno, o addirittura "per tornare a casa in treno".

 

 

 

"Queste concorrenti le hanno trovate al mercatino delle pulci, rimanenze di magazzino", aggiunge con sarcasmo uno. "Imbarazzanti", "Ma che provini fanno per scegliere queste tre?", "Stasera dovete voi 30 centesimi al programma".

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