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Un nuovo progetto del Besta:immunoterapia e glioblastoma

“Immunoterapia usando linfociti modificati” è un nuovo progetto dell’Istituto Neurologico Carlo Besta per la cura terapia del glioblastoma, il più aggressivo tra i tumori cerebrali di questa malattia
di Maria Rita Montebelli domenica 11 agosto 2019

Serena Pellegatta

2' di lettura

Intitolato alla memoria di una giovane paziente, Viola Kraus, e sostenuto dall’Associazione ‘Il Fondo di Gio’, istituita per promuovere la ricerca sui tumori cerebrali, con particolare riguardo a quelli infantili,  è stato avviato un nuovo progetto dall’Istituto Neurologico Carlo Besta per la - ‘Immunoterapia usando linfociti modificati’ - cura terapia del glioblastoma il più aggressivo tra i tumori cerebrali di questa malattia. Gli studi in vitro e nei modelli animali, utilizzando cellule tumorali direttamente derivate da glioblastoma di pazienti dell’Istituto Carlo Besta, hanno dimostrato che i linfociti modificati con molecole chimeric antigen receptors (CAR) infusi intracranialmente sono efficaci nell’eliminare e/o controllare la crescita tumorale. L’osservazione più rilevante e originale emersa dallo studio è che l’espressione della molecola contro cui sono diretti i linfociti CAR, CSPG4, è alta nelle cellule di glioblastoma in coltura e aumenta nel cervello dove è indotta dalle cellule della microglia, importante componente  del microambiente che alimenta il glioblastoma. Questo effetto può ridurre significativamente il rischio di fuga delle cellule tumorali dall’attacco dei linfociti CAR, osservato quando gli antigeni bersaglio sono espressi in modo eterogeneo dal tumore, aumentando di conseguenza le possibilità di efficacia della terapia. “Recentemente sono stati mossi enormi passi avanti nell’ambito della terapia adottiva che prevede di modificare in vitro i linfociti dei pazienti utilizzando i CAR, per reindirizzarli contro specifiche proteine espresse dalle cellule tumorali – afferma Serena Pellegatta, responsabile del laboratorio di Immunoterapia dei Tumori Celebrali presso l’Istituto Neurologico Besta, e prima autrice della ricerca – Volendo esemplificare, è come se i linfociti venissero dotati di potenti lenti che permettono di riconoscere le cellule tumorali e di ucciderle definitivamente”. (CINZIA BOSCHIERO)

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