La malattia da Reflusso Gastroesofageo è una condizione molto diffusa che può incidere in modo significativo sulla qualità di vita. Spesso viene sottovalutata o gestita in autonomia con rimedi fai-da-te, ma richiede invece un corretto inquadramento clinico per prevenire complicanze e impostare una terapia adeguata. Ne parliamo con la Dott.ssa Zenia Pirone gastroenterologa ed endoscopista, che ci aiuta a fare chiarezza su sintomi, cause e percorsi di cura.
«La malattia da reflusso gastroesofageo si manifesta principalmente con bruciore retrosternale, la cosiddetta pirosi, rigurgito acido e talvolta dolore toracico», spiega la specialista Pirone «Questi disturbi sono provocati dalla risalita del contenuto gastrico nell’esofago: in altre parole, l’acido si trova nel posto sbagliato». Non si tratta, però, di una produzione eccessiva di acido. «Nella maggior parte dei casi – precisa – il problema è legato a un’alterazione dei meccanismi di difesa che normalmente impediscono al contenuto dello stomaco di risalire».
Un lieve reflusso, nell’arco della giornata, è fisiologico e spesso impercettibile. Diventa patologico quando compaiono sintomi persistenti o fastidiosi. «In questi casi è importante non autogestirsi, soprattutto dal punto di vista farmacologico, ma rivolgersi al medico per una valutazione corretta».
Tra i principali fattori di rischio figurano sovrappeso e obesità, fumo, consumo di alcol, uso di farmaci antinfiammatori, pasti irregolari e stress. Anche l’alimentazione gioca un ruolo rilevante. «Ogni paziente dovrebbe imparare a riconoscere i cibi che scatenano i sintomi e limitarli. Uno stile alimentare equilibrato, come la dieta mediterranea, e il mantenimento di un peso adeguato possono ridurre in modo significativo i disturbi. Nei soggetti in sovrappeso, perdere anche solo il 10% del peso corporeo in sei mesi può migliorare il controllo dei sintomi e diminuire il ricorso ai farmaci». La gastroenterologa Pirone sottolinea che «Per quanto riguarda i provvedimenti igienico-dietetici , consistono in piccoli pasti e frequenti, masticare bene, non cibi speziati, acidi e grassi , sospendere il fumo, ridurre alcolici e caffe’, anche se questi fattori non siano importanti nella patogenesi, tuttavia possono essere fattori aggravanti , come anche l’uso inappropriato di famaci antiinfiammatori non steroidei, se seguiti possono migliorare la qualità di vita di chi soffre di reflusso gastro esofageo».
Un disturbo comune, dunque, che non va banalizzato: con il giusto percorso diagnostico e terapeutico è possibile gestirlo in modo efficace e prevenire conseguenze più serie. I sintomi tipici sono bruciore, rigurgito e dolore retrosternale, ma esistono anche manifestazioni atipiche o extraesofagee: eruttazioni frequenti, tosse cronica stizzosa, raucedine, sensazione di nodo alla gola, mal di gola persistente e dolore toracico. «In presenza di dolore al torace , sottolinea la Dott.ssa Pirone, è sempre fondamentale escludere un’origine cardiovascolare».
Per quanto riguarda la terapia, in assenza di sintomi di allarme come difficoltà alla deglutizione o anemia, il medico può proporre un trattamento con inibitori di pompa protonica o antiacidi per 4–6 settimane, da modulare progressivamente in base alla risposta clinica. Se i sintomi persistono o si ripresentano, è indicata una valutazione specialistica con eventuali esami di approfondimento, come l’esofagogastroduodenoscopia con biopsie o, nei casi selezionati, la pH-impedenziometria delle 24 ore.
Trascurare la malattia può comportare complicanze, tra cui la stenosi esofagea o l’esofago di Barrett. «Una diagnosi corretta, l’aderenza alla terapia e l’attenzione alle norme igienico-dietetiche», conclude la specialista Pirone , possono migliorare sensibilmente la qualità di vita.